Ernesto Serpe

ErnestoSerpe.Com

Uncategorized

Tira e tira…

Tira e tira, prima o poi la corda si spezza e, lentamente, si è costretti ad andare alla deriva. Ed è ipocrita o platealmente inutile, poi, strapparsi le vesti come fecero “Quella Volta”, insieme alla combriccola degli Scribi e Farisei, Hanna e Caifa: i gran sacerdoti, i custodi del tempio. Passati poi alla Storia, insieme a Ponzio Pilato, come i primi traditori dell’Uomo.

Purtroppo è la conseguenza per chi si accuccia, o si autoregola adattandosi. È il prezzo da pagare per chi, piegandosi, inchinandosi, genuflettendosi, una volta di qua e una volta di là, alla forza del potere, accetta di subire, ma soprattutto a far subire qualsiasi cosa, senza nemmeno far finta di piagnucolare e si relega, più o meno compiaciuto anche se ben retribuito, al ruolo di inutile spettatore. E qui incerto e frastornato cammina a tastoni, sia pure impettito e ammantato di atavica vanità, talvolta con arroganza e presunzione, in un bailamme epocale, in una gara di capovolgimenti e di stravolgimenti di Ideali e di Valori senza nemmeno tentare di muovere un dito.

Si accetta di tutto in un silenzio assordante o come disse qualcuno: in un “silenzio assenso”.

In un silenzio…complice.

Immobili, accondiscendenti e senza che, pare, ma è sotto gli occhi di tutti, nessuno che si muova a difesa, o ad incoraggiare, o essere vicino a chi, ultimo baluardo, quei valori e quegli ideali continua a difendere con la Lealtà, abnegazione e spirito di sacrificio.

Valori e sentimenti di sempre.

Non c’è da meravigliarsi o far finta di piagnucolare come tante, più o meno pentite, “verginelle violate”.

È il prezzo da pagare per l’innovazione, per stare al passo coi tempi, pur dando l’impressione di non esserne capaci.

È il prezzo da pagare per proiettarsi nel futuro ma non tenendo in giusta considerazione il “vecchio esempio”; salvo poi ricordarsene quando ormai il “Dato è tratto”.

È la corsa verso il futuro ignorando,

dimenticando, o dare l’impressione di disprezzare, il passato. Salvo poi, di tanto in tanto, apprezzarlo dicendo quattro cazzate e magari ipocritamente rimpiangerlo.

È il nuovo che avanza.

È il frutto o il figlio dei tempi.

Tempi che si preannunciano sempre più cupi, in balia o in ostaggio del nulla ad un passo dal vuoto. Dal baratro. Dal decadimento totale. Dalla debacle.

Perché si tenta a spegnere il sacro fuoco della Devozione…qualunque Essa sia.

Ma per quanto la “cosa” possa essere surreale e che lascia perplessi persino i vecchi rottami ed ormai inutili addetti ai lavori, quelli di una volta, quelli di sempre, quelli, peraltro immuni dalla smania di cercare a tutti i costi, o fornire, a tutti i costi, sul piatto d’argento una gloria effimera, oltretutto di nessuna valenza, perché vincolati o legati alla loro Coscienza, una cosa è certa: ed è l’assenza.

Il distacco.

La barriera.

La disattenzione. Quel senso di malcelata, ma inutile superiorità.

O per quella mania di apparire; pur essendo distratti, pur essendo sempre o quasi sempre in altre faccende affaccendati.

Mondi sovrapposti e paralleli che viaggiano verosimilmente nella stessa direzione ma chi con la fantasia in prima classe, tra le stelle della Via Lattea e i caldi raggi di sole e chi, soli, abbandonati e indifesi, nel fango e nei pantani delle strade: nella nuda e cruda realtà.

Ma è talmente mostruosa la “cosa” da apparire finanche paradossale. Inconcepibile.

Allucinante.

Totalmente impensabile che non sarebbe potuta passare nemmeno per l’anticamera del cervello al signor Kafka e alla sua “Metamorfosi”. O, peggio, all’incubo di vedere trasformato un Uomo in uno scarafaggio…in uno Scarabeo Stercorario.

Leave A Comment