Ernesto Serpe

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SPQR.

Allorquando la plebe, per tutta una lunga serie di ragioni, e qui chi dice di abusi, chi dice di soprusi, chi dice di entrambe le cose si ribellò e, – allora come oggi – pur senza l’appoggio di tutte le sigle sindacali che fortunatamente all’epoca non esistevano, proclamò uno sciopero generale: incrociò le braccia e non voleva più sentire di lavorare a costo di essere crocifissa – allora come oggi -.

Il console, nonché senatore del SPQR, Agrippa Menenio, meglio conosciuto come Menenio Agrippa, per evitare inutili crocifissioni, si arrampicò su di una mezza specie di barricata traballante e, statuario e ritto come fosse in uno studio televisivo sempre più traballante, gesticolando per non cadere spiegò: l’ordinamento sociale romano.

Per farsi comprendere dalla plebe lo spiegò con una metafora – cioè diceva una cosa per riferirsi ad un’altra – paragonò l’ordinamento sociale della Roma del 493 a.C. ad un corpo umano.

Solennemente, alzando le braccia e scadenzando bene le parole disse: Populusque Romanus stamme a sentì se effettivamente le braccia (cioè voi Populusque) si rifiutassero di lavorare, lo stomaco cioè noi (Senatus Populusque Romanus) non riceverebbe cibo. Ma il problemusquo, mica da pocus, qualora lo stomaco non ricevesse cibo non potrebbe poi redistribuirlo ai costruttori di bighe ultima modas in primis aut mono ruote per carriole in secundibus et infine in piccole o modiche quantità a tutto il resto dell’organismo cioè voi cosicché l’intero corpo, braccia, gambe, cuore chi lo habet con quel pocus di cervello compreso deperirebbe.

Per mancanza di nutrimento non avrebbe più la forza nemmeno di gironzolare in biga o monorotaie e men che mai sulle sedie gestatorie.

Con questo apologo, cioè con una favola allegorica ma con finalità spiccatamente pedagogiche Agrippa Menenio, diventato famoso come Menenio Agrippa, riuscì a risanare la situazione di discordia tra la plebe e l’aristocrazia.

Il popolo, cioè le braccia, annuendo con gli occhi socchiusi e due dita sotto il mento cessò di protestare e fece ritorno alle proprie occupazioni chi come palafreniere e chi a spalare tutto ciò che c’era da spalare.

Questo aneddoto come in tutti gli insiemi costituiti da parti connesse tra loro, così anche nell’organismo dell’uomo, se ciascuna parte collabora con le altre, sopravvive, se invece le parti discordano tra loro, è destinata a perire.

Metafora per metafora oggigiorno in un era tecnologicamente più avanzata il console Menenio Agrippa con tutto il Senatus Populusque Romanus potrebbe essere paragonato al più moderno “Effetto Domino” o come dice il traduttore simultaneo per gli amanti degli inglesismi o per chi se la tira “domino effect” o come suggerisce Siri, Alexa e chi più ne ha più ne metta: innesco a cascata di eventi ed effetti indesiderati.

O più terra terra, sempre metaforicamente parlando una specie di catena di santantonio che si sa dove comincia ma non si sa dove ma soprattutto…quando finirà.

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