Ernesto Serpe

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Siamo alle solite

Siamo alle solite.

O, come disse qualcuno: come volevasi dimostrare.

Il solito, avvilente, sconcertante giochino o il teatrino, come diceva qualcun altro, degli ominichi&quaquaraquà.

I buoni propositi nella recita di Natale o della Befana di un guascone di periferia che si atteggia a Tommaso Aniello d’Amalfi, per gli amici e gli abbonati di TeleRobocop: “Masaniello”.

E cioè quello di prendere a pesci in faccia l’ombra di un caporale d’oltralpe, o suppergiù, inneggiando a tutta una serie di buoni propositi ma che poi restano solo: buoni propositi.

Perché poi a conti fatti, i conti non tornano, perché è la solita sceneggiata di routine: quella di mostrare i muscoli facendo i forti, non tanto con i deboli che tanto deboli non sono ma con chi obbedisce e sta alle regole per poi calarsi le braghe, non tanto con i forti che tanto forti non sono ma che le regole le hanno sempre ignorate.

E, della parodia sull’Uomo Ragno, resta solo un pugno di mosche qua e là sulla ragnatela.

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