Ernesto Serpe

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Che dire…

Che dire…non me ne va una dritta.

Come dire, mai una gioia.

Oggi è lunedì, una giornata storica ma non per me.

Dopo una vita a rispettare la sacralità del riposo del lunedì.

Dopo le amare ristrettezze imposte dal lockdown finalmente l’esito favorevole, sia pure tribolato ma tanto atteso, di un consesso.

Oggi che sarei potuto e dovuto entrare, di diritto, in un’altra pagina di storia a ricordo degli “scapigliati” mi tocca stare chiuso in casa.

Oggi, che è caduto un altro muro, non ho potuto partecipare.

Oggi lunedì 18 maggio 2020 giorno in cui si è infranto un altro tabù, che è caduto un altro muro non ero lì. Non ho potuto contribuire per vittoria.

Oggi, sia pure con metro alla mano, intanto che si aspetta, buoni buoni in fila per tre, la potenza di fuoco, una specie di manna 2.0, si può uscire e andare finalmente dal barbiere.

Io no.

Non posso.

Non ci posso credere.

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Non nascondo…

Non nascondo la fierezza, l’orgoglio e tutte ste belle cose qua che ho provato ieri sera quando, sia pure a mia insaputa e senza nemmeno aver mosso un dito ma come si suol dire di riffa o di raffa e soprattutto come insignificante telespettatore in regola con l’abbonamento, immeritatamente, con il solito e qui chi dice calcolato, chi dice frivolo, chi non dice niente, comunque sia in ritardo, sono entrato in un’altra gloriosa pagina di storia.

Ad onor del vero, con l’ansia e lo spirito di appartenenza un dito l’ho mosso. Telecomando alla mano con movimenti ossessivi compulsivi fare lo zapping per dire orgogliosamente, oggi domani e sempre: io c’ero.

Ed infine, felice ed entusiasta ce l’ho fatta.

C’ero, preciso e puntuale all’orario stabilito suggeritomi da un amico “patriota” cioè uno di quelli che, visto i tempi che corrono per i cosiddetti nazionalisti&affini, non è visto di buon occhio motivo per il quale con circospezione e le dovute cautele del caso come una volta i vecchi carbonari ardenti e frementi per un’Unità d’Italia, mi ha dato la dritta perché ancora intimamente convinto e animato da sentimenti di fedeltà e devozione alla Patria ma soprattutto, con sentito senso di partecipazione e vicinanza verso chi, della Patria, è figlio; verso il Figlio di primo letto che per questo, inspiegabilmente e impietosamente, ne paga le conseguenze.

Figlio di primo letto che si sente smarrito, quasi ripudiato, vessato da oneri e balzelli.

Figlio di primo letto che si sente, a torto o a ragione, abbandonato dalla Madre Patria. Talvolta a torto, ma tante volte a ragione si sente solo.

Figlio di primo letto che ha l’impressione di essere ripudiato da una Madre Patria distratta, quasi assente, come se fosse sempre e comunque “in altre faccende affaccendata” e che porta alla mente il ritornello di una vecchia canzone, Balocchi e Profumi: “Mamma, mormora la bambina mentre pieni di pianto ha gli occhi, per la tua piccolina non compri mai balocchi, Mamma, tu compri soltanto profumi per te”.

Figlio di primo letto che si sente a torto, ma tante volte a ragione, abbandonato, deriso e umiliato; schiacciato sotto peso dell’indifferenza di una Madre Patria che da’ l’impressione che si comporti in ogni occasione da matrigna. Più o meno come la matrigna di Cenerentola.

Figlio di primo letto talvolta deriso e circondato sia in centro che in periferia, si sente a torto, ma tante volte a ragione, umiliato e indifeso; in balia dell’arroganza e dalla prepotenza di taluni nuovi figli…d’oltremare.

Figlio di primo letto che non si capacita e si chiede perché Madre accogliente, soccorritrice, diligente, attenta e amorevole verso i figli degli altri ma, inspiegabilmente distratta, severa e intransigente con i suoi?

Tormentato dai tanti perché senza risposta e confuso tra il metro e la mascherina: frutto di un intenso lavoro, chi dice addirittura ben remunerato, anche se talvolta contraddittorio e inconcludente, della “Madre di tutte le TaskForce” non ce l’ho fatta e stritolato tra i mille dubbi e le tante perplessità ho dovuto cambiare canale. E, in questo bailamme, c’è qualcuno che sempre più confuso tra chi, allontanata o dimenticata la paura, smania, giustamente, per ritornare a vivere in autonomia e correre libero dal barbiere e chi, scettico, che non si fida né dell’uno né dell’altro e guardingo e memore di quel famoso: “ai posteri l’ardua sentenza” aspetta l’imparziale…Giudizio della Storia.

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A proposito di milioni…

A proposito di milioni…una volta, tanto tempo fa, quando qualcuno per atteggiarsi o millantando crediti come fosse un Paperon de’ Paperoni parlava, o sparlava, come niente fosse di milioni, qualcun altro nella platea voltandosi verso chi ascoltava tra invidia o qualcosa di simile diceva: “dovete sapere che quando si parla di milioni non son palle ma palloni”.

Oggi invece, un po’ per la conversione un po’ per altri motivi,

si parla addirittura di miliardi e qualcuno dice che quando si parla di miliardi non son palle ma bilioni…ma solo per la rima.

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Quando qualcuno diceva…

Ti ricordi caro Diario, amico della mia clausura ancora per poco, almeno si spera, quando qualcuno diceva: “ma va, questi sono quattro scappati di casa” e chi di rimando “non sono che quattro incompetenti fannulloni senza arte né parte” e chi rilanciava scompisciandosi dalle risate per un congiuntivo sballato e chi si attaccava ad una carriola ma tu, imperterrito animato e infiammato ti sei sentito profondamente scosso da un assopito spirito nazionalista ed hai tirato fuori, dalla vecchia bacheca di mogano, ancora una volta, orgogliosamente il Tricolore. E, come un imberbe bamboccione alle prime esperienze sessuali, ti eccitavi ad ogni accenno libertà, di legalità e chi più ne ha più ne metta, e, entusiasmato, non vedevi l’ora per quell’apertura di quella scatoletta di tonno…al grido di Liberte’, Egalite’, Fraternite’ tradotto in italiano: pane, amore e fantasia.

E già! Ti entusiasmavi per l’apertura una piccola scatoletta di tonno perlopiù di 80 grammi.

80 grammi di illusioni.

80 grammi di delusione.

80 grammi di opportunismo.

80 grammi di…disillusione.

Poi amareggiato e sconvolto hai scoperto che, tra giravolte piroette e tutto di più, hanno fatto prima ad aprire con estrema facilità uno…scatolone di sgombri.

Li hai visti pian pianino all’opera e correre, non tanto confusi o disorientati ma, decisamente decisi in parole, opere e…omissioni.

E il vederli all’opera, decisamente in controtendenza e più che convinti nel riallacciare e nel riannodare vecchi nodi, vecchi beceri schemi, per decenni non solo sfottuti ma addirittura combattuti ti ha esagitato.

Scombussolato.

Come si dice: ti sono cadute le braccia. E sempre più deluso e amareggiato ti sei sentito, ancora una volta, nuovamente tradito…pensa te da quattro Mezzecartucce&Affini.

Da quattro scappati di casa.

Da quattro Mezzecartucce&Affini che, come spesso succede a tutte le Mezzecalzette&Affini, sono partiti per convertire e poi, apostati, si sono convertiti.

E ora ti senti, addirittura, colpevole perché vedi in opera una task force di Mezzecartucce&Affini nel momento sbagliato al posto sbagliato…anche per colpa tua. E non te lo perdoni.

Attaccati, avvinghiati o meglio stritolati, com’era facilmente prevedibile, da quegli zombie vergognosamente da loro stessi resuscitati, rivalutati, ringalluzziti… anelano e non per causa ma, per l’effetto di un “vaiurs”.

Ed ora che li vedi miseramente in quel posto tanto agognato in prima fila…disordinato non provi che disgusto.

E già…ti girano le palle.

Con gli occhi sgranati li hai visti in cerca di un posto al sole.

Un posto al sole per loro e i loro lacchè, compagni di merende e gli amici del quartierino, relegando in ombra tutti gli altri con le promesse mai mantenute, anzi, rimangiate e vendute.

Un posto sbagliato.

Li hai visti, costernato avvilito e incredulo, apostati tra apostati in passerelle e comparsate.

Poi finalmente hai capito che nella scatoletta di tonno c’è anche l’olio extravergine d’oliva e una volta aperta, si scopre tenera e invitante e qualcuno c’inzuppa inizialmente un grissino ma poi ci si piglia gusto e con il gusto si assomma pure la fame arretrata e visto che l’appetito vien mangiando ci si inzuppa tutta la baguette ed è più facile scoperchiare, senza vergogna, sputando in faccia a vittime e innocenti…uno scatolone di sgombri

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Ero bambino…

Ero bambino, quindi parliamo di qualche anno fa, quando, giusto per ricordare, in Tv spopolava il maestro Alberto Manzi che al motto “Non è mai troppo tardi” si prodigava in un corso accelerato di istruzione popolare per il recupero dell’adulto (Il correttore automatico ha scritto adulto incontinente meno male che me ne sono accorto anche perché non c’azzecca) analfabeta.

E, tra gli questi, tra gli adulti analfabeti di allora si usava dire…”è nato già imparato”.

Il “nato già imparato”, e qui, a gentile richiesta o per la solita curiosità infantile decretavano con: è una specie di superuomo che per la sua caratteristica non è un discendente della scimmia e men che mai da Adamo ed Eva. Anzi. Inizialmente, per camminare non si aiutava con le braccia per poi ergersi, drizzarsi e poi pian pianino da homo è transitato in homo sapiens e da homo sapiens in homo sapiens sapiens. No, il nato imparato, è nato direttamente in frack esattamente come una vecchia bella canzone di Domenico Modugno: “Ha il cilindro per cappello

Due diamanti per gemelli

Un bastone di cristallo

La gardenia nell’occhiello

E sul candido gilet… Un papillon

Un papillon di seta blu”.

Il “nato imparato” per questa sua prerogativa sa già tutto.

Conosce tutti. E nessuno meglio di lui sa la differenza tra bene e il male. Tra il giusto e il sbagliato.

Tra essere e non essere.

Tra il dare ma soprattutto l’avere.

Per questo, con estrema facilità, umiltà, e chi ne ha più ne metta, può dire indifferentemente tutto e il contrario di tutto.

Poi ci sono i famosi pesciolini non importa se siano rossi, gialli, blu o striati l’importante che siano pesciolini ma soprattutto che abbocchino.

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L’ottavo Re di Roma

Intanto che Nerone, l’ottavo Re di Roma, affascinato ma soprattutto eccitato dalle faville del fuoco della vecchia Roma, si esibisce estasiato e, tra un vagheggio e una auto lode, strimpellando la sua cetra se la canta e se la suona…e si appaga.

E così appagato. Attorniato.

Osannato.

Obbedito, servito e riverito dal folto stuolo di fedelissimi fino a prova contraria o fino a che dura, di maggiordomi, servi, camerieri, lustrascarpe, lacchè con il codazzo sempre in voga di cantastorie, saltimbanchi e un nugolo di oramai inutili residui, avanzi, scarti, senza valenza e senza più motivo di esserci, di quei tribuni della plebe ridotti ormai, o per grazia ricevuta, a scopo ornamentale perché depauperati di orgoglio, onore e dignità come turibolanti possono incensare, acconsentire, lusingare ma soprattutto adulare e adularsi…intanto che Roma brucia.

E, indifferenti dei patibulum e dei patibolanti, tra il fuoco, le fiamme e qualche accenno di fuoco sotto cenere…impudenti e vanagloriosi se la cantano e se la suonano.

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Spiaggia libera attrezzata.

Spiaggia libera attrezzata.

Che bello, dopo tanta clausura finalmente un po’ di mare.

Tutti al mare sia pure con qualche novità o accorgimenti.

Vademecum per i bagnanti.

Dopo aver prelevato, con il doppio guanto, mascherina e le dovute cautele del caso, dall’apposito erogatore (tipo quello del banco di macelleria del supermercato all’angolo per intenderci), il numero di arrivo, mettersi in fila o, se si preferisce in coda con l’ombrellone che può essere, comunque, di qualsiasi colore così come è indifferente se sia di legno o di alluminio da portare sotto il braccio destro come fosse una baguette francese ma l’apertura alare, o meglio il diametro, non deve essere inferiore ai due, dicesi due, metri di diametro e non superiore ai tre. Dicesi TRE

Le sedie sdraio rigorosamente pieghevoli. Borse, borsoni, salvagente, pinne, fucili ed occhiali in modifica quantità.

Tutti però rigorosamente a debita distanza dal bagnino che, in una mano regge il termometro laser per la misurazione della temperatura corporea e dall’altra, con il metro scorrevole, indica lo spazio sabbioso o in subordine come indicato nel penultimo paragrafo della circolare (omissis)…lo scoglio.

Per contingentare o regolamentare l’ingresso alla spiaggia ogni bagnante ha il diritto di rispettare rigorosamente l’orario di accesso o di ingresso sulla spiaggia libera attrezzata stabilito in due, ripetesi DUE, ore per le famiglie con un bambino, un’ora ripetesi UNA per i single sia maschi che femmine, tutti però a debita distanza.

Ora non incominciamo con i rebus o con domande strane tipo: ma se una famiglia ha tre bambini e un cane che si fa?

I nonni che fanno possono andare in spiaggia o restano a casa con il cagnolino?

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Non ce la fanno…

Niente da fare.

Non ce la fanno. Non ne azzeccano una. Una che sia una. Nemmeno per sbaglio.

Ma c’è di buono che per l’armata Brancaleone 2.0, più o meno allo sbando o allo sfascio, si è passato da un disprezzo a prescindere ad una sorta di compassione. Ad una vera e propria compassione: quella che poi spinge inesorabilmente verso la pietà.

Quella pena che si prova quando attorno al tavolo verde, con tanto di drappo si vede il cosiddetto “pollo”, il malcapitato di turno, o peggio lo sprovveduto principiante che goffamente e boriosamente si atteggia a giocatore incallito e fa dire: questo pivello oltre ad essere un pollo è pure sfigato non ha nemmeno la cosiddetta “fortuna del principiante” cioè quella fortuna che fa vincere una mano, la prima con un “piattino” da trenta denari, forse poco di più per il cambio o la svalutazione non si sa, ma poi, insieme all’orgoglio e a quel briciolo di dignità, fa perdere anche le mutande.

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Perché si dice…

Caro Diario, amico della mia clausura, perché si dice: “essere caduti dalla padella alla brace”?

Ecco, questo modo di dire, è un’altra pagina di storia.

Storia vecchia. Ma è storia. Storia che, come sempre succede alla Storia, ricorda ma non insegna.

Ma, ritornando alla brace, capita di quando un pincopallino qualsiasi, e qui, non è obbligatorio che sia uno sprovveduto: almeno così impone quel pizzico di autocompiacimento o di vanagloria che alberga talvolta evidente, talvolta latente o, a proposito di “vaiurs”, talvolta stazionante “asintomatico” in ognuno di noi che induce a credere di essere superiori, in pensiero parole ed opere, agli altri, e che, per evitare un rischio solo ipotetico, un rischio solo immaginario o quanto meno controllato o controllabile, si casca inevitabilmente in un pericolo reale. In un pericolo maggiore finendo direttamente nella brace.

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Pane pane, vino vino…

Pane pane, vino vino, ovvero: papale papale. Balle e che balle!

Una Bolla si ma con tanto di bollo.

Una Bolla, nient’affatto papale papale, di consigli utili per nascondenre le balle o meglio disposizioni, anzi, ordini tassativi su come ottenere un’ottima ma soprattutto abbondante acqua calda ma, all’occorrenza, sempre fresca o in subordine a temperatura ambiente costante. O quanto meno variabile.

Come già anticipato nei precedenti trattati teorici pratici, perlopiù filosofici, matematici, doverosamente un tantinello enigmatici ma soprattutto pragmatici, nel senso che o te magni ‘sta minestra o la soluzione è sempre la stessa: semplice, e come sempre risolutiva.

Si rimanda quindi a quanto dettagliatamente descritto nel manuale delle Giovani Marmotte edizione straordinaria del 31 febbraio 1889 A.C. riveduta e corretta con la ristampa straordinaria del primo aprile, che, per inciso, nulla a che fare con il famoso pesce, ma sottolinea in tutta la sua specificità quanto è ben categoricamente figurato alla pagina IX, capitolo XII, Titolo IIV, pagina 7,

paragrafo secondo, 15cesima parola allorquando, subito dopo la vignetta di pubblicità, è ben visibile Qui, distanziato a debita distanza da Quo che osserva Qua che riempie un contenitore specificamente formato family, a mo’ di pendolo che nulla a che fare con il suo isocronismo ma traboccante di un qualcosa simile all’H2O e cioè quel famoso liquido ben evidenziato dalla fotografia, peraltro premiata al concorso fotografico per dilettanti allo sbando, orgogliosamente scattata da Indiana Jones quando solitario andava alla ricerca della dignità perduta, senza pudore ma soprattutto senza contestazioni alcuna mostra in lontananza le famose cascate del Niagara.

Tutto ciò, incredibile ma vero, la sera prima degli esami in eurovisione. O se si preferisce a giorni alterni adottando come sempre la distanza sociale cioè i ricchi avanti e tutti gli altri se ci sono ci sono altrimenti come al combinato disposto di cui all’articolo uno ci si può fare una ragione.

Quindi, una volta recuperato la pentola, la si deve riempiere con acqua, e porla, avendo cura di adagiarla sul trespolo dettagliatamente descritto nel paragrafo 2 di cui al comma settimo del sottotitolo 21esimo dell’articolo 169 citato.

A riguardo della porla è allo studio, da parte della Banda Bassotti, una soluzione che, si spera ardentemente, sia una soluzione di continuità altrimenti l’alternativa è quella di giungere nel più breve tempo possibile alla terra promessa 2.0

Là dove scorrono fiumi di latte e miele.

Per evitare malintesi e o contestazioni si evidenzia che ai sensi dell’articolo CX il latte è decisamente vegetariano e di rimando al paragrafo nono dello stesso regolamento il miele orgogliosamente vegano.

Per la manna…