Ernesto Serpe

ErnestoSerpe.Com

Uncategorized

Un anno fa…

Facebook è un po’ come un notaio preciso e attento.

Ogni anno ricorda, o rinfaccia, tutto quello che si è detto, scritto, e forse anche pensato, esattamente l’anno prima.

Puntuale ogni mattina ricorda: oggi è il compleanno di Tizio, Caio e Sempronio. Hai fatto gli auguri a Tizio, Caio e Sempronio? E qui uno dice: Si. Ma chi cazzo è Sempronio?

Oggigiorno è difficile anche pensare tra se e se perché ci può essere un “se” che svegliandosi improvvisamente poi non condivide ed è il “se” che se ne fotte della ragione. È il se della morale: è la coscienza che non condivide o che rinfaccia.

E occorre fare molta attenzione a scrivere cazzate, o dire emerite stronzate perché restano indelebili negli anni a venire…o ritornano indietro, colpiscono in piena faccia, in piena fronte o sul “coppino”: volgarmente detta nuca, come effetto boomerang.

E ogni giorno, come la data di scadenza sullo yogurt, Facebook implacabile lo ricorda. E qui se si è scritto, o detto auto puntandosi il cellulare, o fotografato qualcosa circa circa allora vabbè si sorride ma se si è scritto o peggio detto stronzate un po’ di vergogna quantomeno assale…

Forse forse Facebook è nato per far diventare tutti, e per tutti s’intende tutti, più docili, più diplomatici forse più ipocriti perché un anno fa presto a passare.

Una volta si diceva “Verba volant, scripta manent”

Oggi si può dire: Verba volant, scripta manent e Facebook non perdona.

Uncategorized

Quello che più…

Quello che più fa scompisciare dalle risate, ma che poi in fondo in fondo fa girare le palle che a loro volta fanno rodere e non poco tutto ciò che c’è da rodere tipo fegato, cuore ma soprattutto il cervello è la storiella che per dieci anni e più si è sempre raccontato nei circoli “Pii&Santi riuniti s.a.s.” e cioè: noi soci accomandatari e accomandanti puri e immacolati di qua e tutti gli altri, brutti, sporchi e cattivi di là.

Noi, santi, puri, pii e immacolati, armati solo di una mascella d’asino dobbiamo avere il coraggio di combattere e vincere contro le ingiustizie e i disastri dell’armata di Brancaleone da Norcia…e dintorni.

Poi, a forza di dai e dai, qualcuno ci ha effettivamente creduto e, incurante della pioggia, della neve, del vento ma soprattutto del sole e del mare, si è messo buono buono in fila. Mai successo che taluni per la calca e per la ressa sono stati stati costretti, pensa te, ad andare e tornare, avanti e indietro più volte nella stessa giornata.

Un miracolo di Fede.

Ma poi si sa, a miracolo avvenuto, è iniziata l’avventura. E qui si è capito subito che non si sapeva che pesci prendere.

Dimentichi della mascella d’asino si correva di qua e di là come la vispa Teresa a caccia di farfallette.

Qualcuno poi, anche con gusto e sarcasmo, sbatteva a più riprese addirittura la porta in faccia.

Infine visto e considerato che la mascella d’asino oramai non era che una mascella d’asino: un osso come tanti, senza più la forza divina della convinzione ma soprattutto della certezza si è andato pian pianino, inglobandosi nella cosiddetta globalizzazione.

Nella più normale normalità.

Si è andati a genuflettersi proprio in quel santuario che, per anni si era avversato, criticato e combattuto.

E ora, vuoi per il fiato sul collo perché come da contratto a meno che in extremis non ci si inventa un piccolo escamotage e non si decida che si parta almeno da meno due, il tempo è quello che è e ci si è preso gusto. Con un inginocchiatoio in dotazione personale si è pronti ad inchinarsi e, inginocchiati come non mai, si è pronti ad ingrossare e ingrassare le file dell’armata Brancaleone.

Morale della favola…mai credere nelle favole.

Uncategorized

Il bello…

Il bello, o peggio il brutto, il triste, il malinconico, ma si la sconfitta, di quando non si hanno le idee chiare, o quando si insegue un illusione che si trasforma in una chimera, – che, non a caso, nella mitologia greca era descritta come un mostro con una testa e un corpo di leone, e una seconda testa, chissà perché, di capra – è che mentre si va a braccetto, sia pure non, con il partner, ideale, il compagno predestinato dalla vita o dal destino, dopo un po’ ci si stanca. Ci si punzecchia. Ci si sfotte. E ci si piglia per culo a vicenda.

E, non si capisce bene il motivo. Perché? Ma è, forse per vanità, forse per il gusto di farsi male o per il gusto di “avvicendarsi”. Ed è, forse proprio la capra, che confonde le poche idee con il vecchio ritornello che sopra panca la capra campa e il sotto la panca…la capra crepa.

Forse, ma chi cazz lo sa per davvero, è per quel prurito che stimola a provare nuove avventure a recitare nuove poesie o peggio le vecchie barzellette di sempre e ci si ritrova, poi, in un infimo locale per scambisti. Regno di felloni, beoti e beoni: fancazzisti alla ricerca di emozioni e nuove cazzate da spararsi a vicenda.

E intanto che si cazzeggia o si sparano minchiate c’è perfino chi, ormai solo, abbandonato a se stesso, dimenticato dagli amici e dai parenti, erroneamente creduto trapassato ma, era solo abbandonato a se stesso, seduto tristemente sulla panchina dei giardinetti a controllare che il cagnolino avesse fatto la pipì ecco che improvvisamente ringalluzzito schizza in piedi come un soldatino di altri tempi. O come una marionetta di legno. Come se avesse fatto, e per grazia ricevuta, una improvvisa doccia d’acqua miracolosa, o, come una vecchia auto elettrica avesse fatto una ricarica, gratis, nel piazzale assolato di un grande centro commerciale.

Una ricarica, improvvisa e vitale di un pieno elettrizzante di super autostima che inevitabilmente induce a dondolare, un po’ di qua e un po’ di là.

E il povero tapino: il solito provincialotto di provincia, che mai più più pensava di vederseli tra le palle, o almeno in questa vita, rimane tristemente disorientato, confuso.

E non sa se deve bestemmiare gli Dei o gli inferi o cose del genere perché di punto in bianco e ancor prima di rendersene conto se li ritrova tutti lì, allineati e coperti dal primo all’ultimo: pimpanti, saltellanti, vivi, vegeti, sgambettanti ma soprattutto a recitare o sentenziare le stesse cazzate di sempre.

Improvvisamente rigonfiati di vanità e vanagloria come una volta, tanto tempo fa: “Ercolino sempre in piedi”. Quello avuto in omaggio con i pochi punti di un piccolo striminzito formaggino. Apparentemente sempre turgido, sia pure un po’ di qua e un po’ di là, dondolante o confuso a seconda della spinta.

E intanto, mentre qualcuno recita a gran voce un Pater, un Ave, un Gloria e con i debiti scongiuri ci infila un Requiem e un paio di “eterno riposo”, il povero tapino sempre più frastornato come fosse alla “sagra della pera cotta” di punto in bianco si accorge che quelli che una volta erano considerati gli amici sono diventati improvvisamente avversari o nemici da abbattere, e, gli odiosi, quasi odiati, e sempre disprezzati avversari di una vita, ecco che per uno strano sortilegio al pari di una magia nera sono diventati gli amici affidabili di oggi e di domani. Ma sì abbondiamo, con tutto l’ottimismo immaginabile, forse sino a dopodomani o fino a che, e questo è più che certo, i pseudo amici non abbiano, appeso l’ultimo scalpo, dell’ultimo sprovveduto arrivato chissà come ma soprattutto chissà perché, al sacro Totem dell’opportunismo.

Quello si, con la “O” maiuscola…totem dei professionisti di sempre.

Uncategorized

Tito Flavio Vespasiano

Tito Flavio Vespasiano proclamato Imperatore dal 69 d.C., prese il nome di Cesare Vespasiano Augusto.

Divenuto famoso è passato alla Storia semplicemente come: Vespasiano.

Oltre al Colosseo e cosette del genere è ricordato come inventore.

Fu, infatti l’ideatore e il costruttore del “vespasiano”. Lo volle a tutti i costi. Non ci dormiva la notte. Infine lo fece piazzare per lungo e per largo sul fiume e ad ogni angolo di Roma e dintorni: ovviamente a pagamento.

Compiaciuto e soddisfatto per aver reso un servizio al popolo ma quando gli fu riferito che i tintori si appropriavano dell’urina che utilizzavano quale prodotto primario, per disinfettare o comunque lavare i panni, corse ai ripari e fece pagare un dazio sui prelievi: la centesima venalium. Un’idea geniale che invece di pagare per lo smaltimento si faceva pagare per il…prelievo.

Talvolta con offerte speciali tipo prendi 3 litri ne paghi 1 giusto per invogliare i clienti.

Felice, e, sollevando una volta il braccio destro, una volta quello sinistro, una volta entrambi profetizzò in romano antico:

“Pecunia non olet”.

“Pecunia non olet” poi si è scoperto che è una locuzione latina il cui significato letterale è: “Il denaro non ha odore”…e, dal 69 d.C. ad oggi, la pecunia ha mantenuto intatta la sua peculiarità…non puzza.

Uncategorized

Un paio di…

Un paio di citazioni negli anni, mi sono rimaste impresse nella mente.

E precisamente quel: “Siate candidi come colombe ma…scaltri come serpenti.” Detto, peraltro da Uno che la Sa’ lunga sugli uomini, sulla pietà, la misericordia, il perdono e tutte queste belle cose qua.

La seconda fu una battuta recitata in un telefilm della serie “il Maresciallo Rocca” quando questi per rimproverare qualcuno che sbagliò in buonafede disse: “non basta amare il proprio lavoro…bisogna anche saperlo fare.”

Morale della favola, che favola non è, credo sia, che talvolta non basta essere candidi se non si è un po’ capaci e serpentelli perché si finisce per diventare, per forza di cose…canditi nelle colombe.

Uncategorized

Non so perché…

Non so perché ma l’estumulazione di certe espressioni e l’esumazione di certe non so cosa, inevitabilmente portano la mente lontano nel tempo.

Molto lontano.

Si immagina una controfigura di Indiana Jones, che va alla ricerca dei preziosi resti di Tutan Tutan Tutanchi: gemello scomodo di Tutankhamen.

Pronti, felici, ma soprattutto emozionati e armati di piccone, falce, martello e pennelli si va.

Si parte.

Si va alla ricerca e intanto si scava tra i ruderi e le macerie.

E, scava scava, finalmente si “esuma”: salta fuori la sagoma contorta di qualcosa, ancora non si sa che cosa ma, è sicuramente qualcosa che sa dell’antico Egitto.

E, più si scava e si spennella, più si ha la sensazione di scavare nella misteriosa e affascinante piramide: il regno di Tutankhamen.

Trepidanti, in attesa, emozionati, impazienti come i bambini sotto le coperte in attesa…la notte della Befana.

Intanto si scava, si cerca e si spennella, nella sabbia ingiallita, anche o soprattutto dal tempo, e ogni tanto, per la gioia di Indiana Jones che fa schizzare in alto il vecchio cappello, salta fuori un pezzo antico, un pezzo prezioso, un pezzo più unico che raro: il cosiddetto pezzo da museo.

Ma prima di metterlo in mostra con tutti gli altri pezzi che ormai, o per fortuna, appartengono ad un triste, lontano passato

Il pezzo raro va esaminato.

Lo si deve spolverare, analizzare, ma prima di tutto capire…

È un pezzo traballante, non si sa, non si capisce quale sia la diritta o il rovescio. Se bisogna metterlo in piedi o a testa in giù.

Ed ecco che finalmente si scopre cos’è.

Appare in tutto il suo splendore: è un vaso.

Un vaso. Uno studioso azzarda: è il vaso di Pandora. E si scatena la ressa. C’è chi dice sia prezioso, chi dice sia raffinato. C’è infine chi trova il coraggio e dice: è solo un vaso della notte dei tempi utile agli Dei che in certi situazioni avevano le stesse esigenze degli uomini.

Ma intanto qualcuno che dice che è sicuramente di epoca etrusca, qualcun altro conferma: è di epoca greca-romana e qui ci si scatena. E dalla ressa si passa alla rissa.

È un putiferio.

Ma è un vaso di terracotta con antiche incisioni che raccontano la vita e le opere di…un certo Nessuno e dorso del suo cavallo: il cavallo di Troia.

Uncategorized

L’illusione

L’illusione è quella strana sensazione simile ad un sogno ad occhi aperti, che talvolta prende, rapisce, culla, coccola e nonostante l’età: rimbambisce.

È quella rappresentazione immaginaria di tante piccole o grandi cose. Di speranza in generale, o, di una rivincita in particolare, e che, pur essendo matematicamente convinti, vuoi per l’età, o per altri fattori, che non troverà mai e poi mai la realizzazione nella realtà, come un allocco, ci si continua ad illudere.

A sperare.

Ed è la speranza che fa dire all’allocco: questa volta è la volta buona. Questa volta ce l’abbiamo fatta. Questa volta…ci siamo; questa volta ci credo.

Fino a che, improvvisamente, o finalmente, muore l’allocco. Muore per cause naturali: per sfinimento, per la troppa illusione.

Muore sotto il peso di un castello di carta; ancora una volta il castello di carte è crollato.

Ma per fortuna, o forse per una rivincita o forse perché si entra inevitabilmente in una fase di amara di disillusione che, sempre aggravata dall’età, porta definitivamente allo stadio terminale.

Stato terminale in cui, ormai convinto e deciso, si comprende in tutta le sue sfaccettature ancora una volta la delusione; l’amara delusione di sempre.

Delusione che, però, grazie soprattutto all’età fa nuovamente prendere fiato e con decisione, ma soprattutto senza rimpianti da tutta una nuova forza

Un nuovo vigore che fa alzare con forza, con coraggio il braccio destro o quello sinistro o in subordine entrambe le braccia e a squarciagola ti fa urlare : “sai che c’è? Ma va mpo’ affanculo”.

Uncategorized

La leggenda di “Pasquino”…

“Fra le leggende più colorite di Roma non mancano certo le statue parlanti: la più, famosa è Pasquino, divenuta celebre fra il XVI e il XIX secolo.

A Roma era un uso già consolidato, quello di affidare il malcontento del popolo alle statue. Nottetempo, cartelli con satire in versi che colpivano i personaggi pubblici più in vista, venivano appesi al collo delle statue nei punti più frequentati della città, in modo che al mattino potessero essere visti e letti da tutti, prima di essere rimossi dai tutori dell’ordine.”

…oggi per fortuna non è più così. C’è la libertà di stampa e con essa la libertà di pensiero e di opinione.

E, nella Costituzione Italiana, tra i diritti civili è concessa la libertà di manifestare le proprie idee, senza timore di incorrere in sanzioni o, peggio, di subire maltrattamenti.

L’articolo 21, in particolare, tutela la libertà di pensiero e di opinione come uno dei diritti civili del cittadino, stabilendo che tutti, senza discriminanti, “hanno diritto dimanifestare liberamente il loro pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.”

E a garantire la libertà di stampa scendono in campo gli organi d’informazione: giornali quotidiani, settimanali e mensili.

Le televisioni, del servizio pubblico e tante altre private, tutte interessate e impegnate, fanno a gara, instancabilmente a fornire “urbi et orbi” notizie utili e soprattutto imparziali alla comunità.

Con i talk show si alternano tutti gli opinionisti e gli esperti del pro e del contro e ogni tanto ci scappa un comico che come tutti i comici non è mai servile…anzi quasi sempre irriverente esattamente come la statua di “Pasquinio”.

Poi c’è la radio dove fino a qualche tempo fa si sentiva solo la voce.

Oggi si vedono sia i DJ che gli ospiti che talvolta confondono la radio con la televisione e ci scappa qualche gaffe o qualcosa simile ad una magagna.

Poi c’è internet e twitter e qui si sa come funziona.

Le notizie viaggiano alla velocità della luce. Non si fa in tempo a pensare, a fare, o dire una minchiata che in tempo reale è già divulgata con i tanti like ma soprattutto i tanti fake e le tante soprattutto divergenze.

Opinioni sempre e comunque contrastanti per dimostrare più che alla mamma o alla vicina di casa che si esiste.

Ci si sbizzarrisce con immancabili suggerimenti, con i disinteressati sia pure non richiesti consigli, le dovute considerazioni e le ponderate proposte.

Grazie soprattutto al diritto di pensiero e di opinione ma che, gira e rigira,

come per la notizia appesa alla statua di Pasquino a qualcuno non sta bene, non gradisce, storce il naso e chiede esattamente come allora l’intervento delle guardie papaline.

Ma oggi, e per fortuna, con il diritto di pensiero e di opinione, la statua di “Pasquino” è una statua come tante, forse, o quasi sicuramente da restaurare, ma è solo un vecchio ricordo: un pezzo di Storia, che fa pensare a quando il dissenso e con esso soprattutto il malcontento e la rabbia, nottetempo ma fino all’alba era appeso al…collo di una statua.

Uncategorized

Checché se ne dica…

Checché se ne dica, e mai come in questo momento, bisogna avere il coraggio di ammettere che oggigiorno è un vanto, oltre che un onore trovarsi ad “essere”, o far parte, della grande schiera delle “menti deboli”.

Si, le menti deboli, quelle insignificanti quelle “terra terra”, quelle che a dire dei dotti, degli edotti, dei sapienti e di tutti i saggi in compagnia che dai loro pulpiti di, arroganza, presunzione e supponenza, si ritengono di stare sempre nella parte giusta della Storia ma soprattutto si ritengono i detentori della verità assoluta, sono additate da questi come scarti umani che non leggono, non studiano, non si interessano di come gira il mondo intorno: le menti nazional-populiste insomma.

Ma le “menti deboli”, proprio perché, vivono di intelligenza propria e non di quella riflessa o peggio indotta e non hanno l’arroganza e la supponenza –

caratteristiche fondamentali, univoche, proprio di chi “si crede” ma che poi, a conti fatti non lo è – e per questo qualche domanda, non sempre perché sarebbe troppo impegnativo, ma ogni tanto se la fanno.

Qualche dubbio se lo fanno venire; hanno perfino il coraggio di criticare, o peggio, di dissentire e mandare affanculo chicchessia.

Le “menti deboli” hanno il vizio del sospetto, la virtù dell’intuito e forza della diffidenza. Ed è proprio grazie a questo si guardano intorno e ad ogni tre per due si rendono conto che non è proprio come i portatori sani del virus della scienza, della sapienza, della morale la vogliono “impapocchiare” e che, non è affatto tutto oro quello che luccica. Anzi. E qui si potrebbe fare un lungo, dettagliato elenco di luccichii e di specchietti per le allodole ma si corre il rischio di ritirare da Caino.

Le “menti deboli” sono talmente deboli che per la loro fragilità non sono malleabili; non si possono giostrare con le solite quattro chiacchiere le due macchiette e una smorfietta da cabarettista.

Le “menti deboli” grazie al cielo non hanno una fede né granitica né indotta, per cui non ragionano, a prescindere, con la testa degli altri, sempre se, di testa si possa parlare.

Le “menti deboli” sono così deboli che non si possono manipolare come meglio si crede e per questo non si stracciano ipocritamente le vesti, non indossano a comando magliette rosa e non si avvolgono in sciarpe multicolori perché qualcuno, pare dica, faccia chic intanto che si riempiono e si svuotano gli scaffali. Non si tingono le mani e i piedi come ragazzini al concerto rock…ma si rabboccano le maniche come hanno sempre fatto e non hanno paura di sporcarsele per davvero quando occorre: sia per soccorrere, purtroppo, che per lavorare, per fortuna.

Le “menti deboli” non digiunano ipocritamente a tappe, un’ora si e un ora no; tuttalpiù una volta ogni tanto si mettono a dieta ma solo per far riabbottonare una camicia che ha fatto trendy o un vecchio jeans senza toppe…

Però, c’è da dire che, purtroppo o per fortuna, le “menti deboli” oggigiorno sono come un “virus” per il quale non c’è un vaccino e inevitabilmente stanno contagiando molte di quelle menti eccelse che, purtroppo o per fortuna, sono come quelle forme rare o specie di vita, animale o vegetale, che per per tutta una serie di problematiche ambientali sono da salvaguardare, da tutelare come patrimonio dell’umanità, perché sono sempre di meno ma che si possono orgogliosamente contare, almeno per un altro po’, sulle dita di una mano, perché, purtroppo o per fortuna, sono in via…d’estinzione.

Uncategorized

Intanto…

Intanto c’è ancora chi, da un mare d’ipocrisia e nella eterna lotta tra il si e il no, che non necessariamente deve intendersi tra il bene e il male, si è calato.

Accolto a braccia aperte.

Con lo sventolio di bandiere e qualche benedizione…perché anche qui, non tutti sono predisposti a benedire.

Braccia aperte e protese all’insegna dell’accoglienza e della fratellanza.

Intanto c’è chi osanna, chi acclama chi protegge.

Intanto c’è pure chi pensa che per un motivo o per un movente è, esattamente, come il “Cavallo di Troia”.

Intanto, come il Cavallo di Troia, è portato a spalla, in trionfo, fra le mura delle città…”Ed è subito sera”.