Ernesto Serpe

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Padre, anche oggi

… dacci il nostro rebus quotidiano con le nuove, anche se sempre più bizzarre e fantasiose chiusure & restrizioni e la didattica a distanza comunque da interpretare, come un fumoso enigma o il responso di un antico oracolo.

Con i nonnini sottochiave: non si sa se giù in cantina o, lassù, su in soffitta, ed il dubbio o la certezza del lockdown ormai alla porta…

Intanto felice c’è sol chi sbarca, e di continuo, dai barchini…tra le solenni benedizioni, saluti a braccia aperte o sbracandosi a mo’ d’inchini.

Con i soldini dello smart working si può sol dribblare in monopattini su corsie adibite a preferenziali o sulle foglie dei marciapiedi sottocasa e sbracciando si saluta chi, accalcato si attacca ai tram o sugli altri mezzi sempre più affollati perché lì, come dice la nomenclatura, il problema non esiste e se sussiste è tollerabile come fosse un vaccino antivairus…

Qui i debiti cominciano ad essere tanti e di rimetterli non se ne parla, anzi se ne parla e basta, intanto che s’invoglia a farne altri e tanti.

Con i cuochi per dirne una o meglio per dirla tutta non c’è uno solo da nord a sud e da est ad ovest o una sola categoria di lavoratori, imprese e maestranze insieme ai relativi indotti che non sia alla frutta e son tutti in ebollizione

perché illusi, sedotti e abbandonati non aspettano la magica stratosferica potenza di fuoco…ma pretendono la dignità defraudata.

In quest’ora triste e buia non ci abbandonare alla disperazione ma liberaci da…questi e così sia.

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