Ernesto Serpe

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Ormai…ci si sta abituando

Ormai…ci si sta abituando al peso di questo giogo perverso. Ma il tragicomico è che ci si sta abituando nella più totale apatia, nella più totale indifferenza, talvolta, nella più totale: incapacità a reagire.

E il bello, o peggio il brutto, è che ci si sta non solo abituando…a chi è preposto a proteggere e non lo fa, anzi.

A chi è preposto a curare ma talvolta fa pratica a rompere le ossa a dei vecchietti, o talvolta incurante, dell’etica e della morale o, in estasi di onnipotenza che solo la vanagloria può dare: stacca la spina.

A chi si dice preposto ma poi non è disposto.

A chi rema, e anche qui, per ognuno che rema c’è sempre qualcuno che gli rema contro.

A chi imperterrito si diverte a mettere “i bastoni tra le ruote”.

A chi, senza ritegno, senza pudore, disonora e avvolto tra lo sfarzo della cupidigia e nel mistero e nel sospetto…infanga nel nome innocente del Padre e del Figlio.

A chi poi, per quel famoso posto a tavola, o per raccattare le briciole di una Pastiera o di un Babà al Rum della Giamaica: in onore di quella che fu, terra di pirati e pirateria… perdona in nome del popolo e…a nome mio.

Ma il bello, o peggio il tragicomico, di questo strano e aberrante giogo c’è anche chi crede sia un gioco e, senza contegno, o senza pudore: esulta.

Ma pensa te: esulta ed è felice e, soprattutto indifferente, approva.

Esulta per chi è deriso.

Esulta per chi è bistrattato.

Esulta per chi è frastornato.

Esulta per chi impotente è abbandonato dagli uomini e, se tanto mi da tanto, anche da Dio e per questo, è costretto a subire e patire: nel nome del padre del figlio e in nome del popolo…ma di sicuro non a nome mio!

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