Ernesto Serpe

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Non c’è che dire…

Non c’è che dire: è bello e nello stesso tempo emozionante – e qualche lacrima inevitabilmente solca il viso – nel vedere come si sostengono a Vicenza…no a vicenda.

Sono gli ultimi residuati bellici, sopravvissuti alle feroci battaglie rivoluzionarie all’ultimo sangue – goccia più goccia meno – per la difesa di principi e…principesse (principesse è il suggerimento del correttore sempre vigile e urbano) per la difesa di principi e valori.

Una colonna, (sonora o vertebrale sempre il suggerimento del correttore) di prodi eroi che, un po’ per un motivo un po’ per l’altro, man mano, e sempre più confusa, si assottiglia. Si sbrindella. Si scioglie. Si vaporizza.

Un manipolo di eroi senza macchia e senza paura che pietosamente si trascina; che faticosamente cammina zigzagando (più o meno come quando si è partiti, uniti e comparti, come spesso accade quando non si sa dove andare ma soprattutto cosa fare, competenza e capacità a parte) e ci si sorregge esausti.

Un accozzaglia di francallicchi che, ormai o per fortuna, sfrantummati si attaccano e si sorreggono a vicenda. E c’è chi sistema con delicatezza la benda sugli occhi del compagno ferito. Chi aiuta, il vecchio nemico diventato nel frattempo amico e socio, a sorreggersi e stare in piedi sia pur dondolando ed entrambi malfermi sulle gambe si aiutano a percorrere i pochi, faticosi, interminabili ultimi mesi. Quelli che ormai mancano alla sconfitta finale.

Alla debacle. All’oblio.

Deo gratias.

Non c’è che dire uno squadrone di supercazzole (supercazzole altro suggerimento del correttore) uno squadrone di supereroi: i famosi supereroi che, pur non brillando – anzi all’oscuro di tutto – non ignora, però, la tragedia dell’effetto domino e si aiuta a stare in piedi a Vicenza no a vicenda.

È uno squadrone a soqquadro (grazie al correttore) di eroi coraggiosi, impavidi, intrepidi, gloriosi, instancabili, ma soprattutto fedelissimi e costanti in pensieri, parole ed opere: gli ardimentosi reduci dell’armata…Brancaleone.

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