Ernesto Serpe

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Non c’è che dire…

Non c’è che dire: è stupefacente.

È strabiliante.

È incredibile, come il linguaggio politichese sia una virtù e non squisitamente un’arte retorica. Cioè quell’arte di stare lì a parlare per anni e anni, per mesi e mesi, per ore e ore, incessantemente, con maestria, senza dire assolutamente niente, ma poi, aiutata e abilmente sostenuta dall’arte oratoria per dire con forza e coraggio: tutto e il contrario di tutto.

“Congiuntivite” a parte che, come si sa, non ha nessun peso e non è assolutamente rilevante sulla platea dei plebei da sempre affamata di giustizia sociale, di libertà, di legalità, di eguaglianza, cioè come per riassumere un vecchio film: ”pane amore e fantasia”. Tanta fantasia. E come sempre la platea dei plebei che mira più alla sostanza che all’apparenza non fa caso al capello ma si lascia trascinare dall’oratore: dal condottiero senza macchia e senza paura.

L’abilità quindi consiste nel far credere, a tutti, che tutto sia utile, necessario, importante e vitale per tutti. Ma soprattutto che, tutto, si fa per il bene e la salvaguardia di un mondo migliore per tutti ma, non è mai stato spiegato a sufficienza se su questa terra; se in questa vita o nell’altra.

Diritti e stile di vita, salvaguardati, protetti e strenuamente difesi da chi, invece, fa del “Dovere e del Sacrificio” il proprio stile di vita ed è per questo che deve stare lì sacrificato, inchiodato alla poltrona, che, altro non è, che la sua pesantissima, dolorosissima croce.

La pesante croce da portare ad ogni ora del giorno e della notte.

Il fardello affidato, anche qui non si capisce bene da chi…ma soprattutto perché. Ed è, per questa croce, che ci si immola.

È per questa croce che, sia pure non costretti, non ci si stacca, né mo’ e né mai e non ci si vuole staccare…per il bene della gente.

Ma Qualcuno, poco più di duemila anni fa Disse che, dire tutto e il contrario di tutto è l’arte del raggiro con quel monito: “…Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno”…ma questa è un’altra storia.

Ma poi, di riffa o di raffa subentra l’esperienza, cioè la somma di tutte le fregature (“fregature” è un eufemismo) prese nel corso della vita, che insegna che per quest’arte, per questa virtù è necessario avere non tanto il coraggio ma una faccia intercambiabile così che, per rinfrescarsi il viso si possa usare con la stessa disinvoltura una volta il lavandino e…una volta il bidet.

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