Ernesto Serpe

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L’isocronismo del “vaiurs”.

Il costante, artistico, eclettico e policromatico isocronismo del “vaiurs” che, come uno dei tanti, non sa da dove viene e nemmeno dove sta di casa grazie alla teoria di Galileo Galilei oscilla dolcemente di qua e di là.

Ma, da perfetto aristocratico, come esattamente come l’uomo in frac che: “ha il cilindro per cappello, due diamanti per gemelli, un bastone di cristallo, una gardenia nell’occhiello e sul candido gilet…un papillon di seta blu” predilige, come tutti i nobili suoi pari, i bar, gli alberghi, i ristoranti, gli atelier e tutte ste belle cose qua e altezzosamente snobba la plebaglia dei mezzi pubblici. Anzi li attacca al tram.

Ma ecco che nella sua costante e brillante evoluzione ha messo a nudo i tanti, troppi, tentennamenti; i tanti, troppi, fallimenti; le tante, troppe, ipocrisie del re e le tante, troppe incapacità di tutta la sua combriccola di lustrascarpe, maggiordomi e lacchè.

Dimostrando di essere sempre forte con i deboli e deboli con i forti, sprezzante del pericolo e coraggiosamente si cala le brache e omaggiando s’inchina – insieme ai tanti, troppi, Don Abbondio de noantri – dinnanzi a quel Tommaso Aniello d’Amalfi, meglio conosciuto come Masaniello e la sempre valida teoria dei due pesi e due misure…

Quindi sempre più dondolando timidamente tra lo smart working e il fallimento delle rotelle, e non solo, è costretto alla didattica prima e…all’ipnotismo poi ma decisamente a debita distanza.

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