Ernesto Serpe

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L’Esercito di Franceschiello

L’Esercito di Franceschiello, o peggio fare la fine dell’esercito di Franceschiello è un modo di dire napoletano;nancora oggi utilizzato per ridicolizzare un insuccesso.

Una sconfitta. Una “debacle” per dirlo alla francese…sai com’è, meglio portarsi avanti.

Una tragedia che improvvisamente si trasforma in farsa: un modo come un altro su cui riflettere e ridere, ma soprattutto per ridere per non poter piangere o altre reazioni corporali.

Quindi per scherzare, per sdrammatizzare o per sfogare un po’ di quella illusione che trasformandosi in delusione, inevitabilmente si scarica “sui Fanti”: una categoria da sempre non protetta. Quella categoria che, all’occorrenza si usa, e, quando non serve si getta.

Da qui il termine usa&getta ma, ancora non si è capito che a forza di gettare si è sommersi dalla plastica, trappola…per tutti.

A differenza “dei Santi” che, giustamente, hanno una valenza e una considerazione tutta particolare ma soprattutto, godono di una protezione dall’Alto che, visto il periodo contingente è sicuramente meglio non mettere alla prova. Sai com’è?

E, nel dubbio per alcuni nella certezza per altri, è sempre meglio “scherzare” sui Fanti e lasciare in santa pace i Santi.

E, a proposito dei fanti, si narra che i nobili, gli aristocratici nonché ufficiali del re nel dare l’ordine “di fianco destro” o “fianco sinistro”,

adottarono, a fronte di ogni responsabilità e contravvenendo a tutti i regolamenti, sia pure con il consenso o beneplacito del re, adottarono lo stratagemma del “fiiucchettiello” che diversamente i fanti, plebei e analfabeti, non avrebbero sicuramente compreso, per cui gli ufficiali alla testa delle truppe per andare a destra o a sinistra gridavano di volta in volta: “fiucchetiello rosso” o “fiucchettiello blu”.

Il “Fiucchettiello” altro non era che un nastro sottile, legato stretto sulle braccia dei fanti: il rosso, sul braccio destro per indicare la destra e il nero sul braccio sinistro per indicare la sinistra

Talvolta però mentre si marciava tutti in avanti, per un motivo o per l’altro bisognava cambiare repentinamente direzione, anzi, bisogna tornare indietro: il dietrofront.

E, per il “dietrofront”: un ordine particolarmente complesso perché scombussolava le idee un po’ tutti perché sul lustro e il brusco, il povero tapino, plebeo, analfabeta che pensava ed era convinto che bisognava guardare in avanti improvvisamente doveva radicalmente cambiare posizione: il davanti diventava improvvisamente il dietro.

Quanto dietro era variabile. Non lo si poteva pensare. Talvolta non lo sapeva nessuno.

Siccome in fondo alla piazza d’armi era ben posizionata una statua marmorea di San Francesco, omonimo del re, o viceversa, identificata come la via da seguire e stimolo costante per guardare avanti si concordò di utilizzare la stessa come punto di riferimento e si convenne e si stabilì che l’ordine di “dietrofront” fosse: attenzio’ battaglio’…a panza a meeee e ‘u culo a sanFrancisch-isch.

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