Ernesto Serpe

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Il bello…

Il bello, o peggio il brutto, il triste, il malinconico, ma si la sconfitta, di quando non si hanno le idee chiare, o quando si insegue un illusione che si trasforma in una chimera, – che, non a caso, nella mitologia greca era descritta come un mostro con una testa e un corpo di leone, e una seconda testa, chissà perché, di capra – è che mentre si va a braccetto, sia pure non, con il partner, ideale, il compagno predestinato dalla vita o dal destino, dopo un po’ ci si stanca. Ci si punzecchia. Ci si sfotte. E ci si piglia per culo a vicenda.

E, non si capisce bene il motivo. Perché? Ma è, forse per vanità, forse per il gusto di farsi male o per il gusto di “avvicendarsi”. Ed è, forse proprio la capra, che confonde le poche idee con il vecchio ritornello che sopra panca la capra campa e il sotto la panca…la capra crepa.

Forse, ma chi cazz lo sa per davvero, è per quel prurito che stimola a provare nuove avventure a recitare nuove poesie o peggio le vecchie barzellette di sempre e ci si ritrova, poi, in un infimo locale per scambisti. Regno di felloni, beoti e beoni: fancazzisti alla ricerca di emozioni e nuove cazzate da spararsi a vicenda.

E intanto che si cazzeggia o si sparano minchiate c’è perfino chi, ormai solo, abbandonato a se stesso, dimenticato dagli amici e dai parenti, erroneamente creduto trapassato ma, era solo abbandonato a se stesso, seduto tristemente sulla panchina dei giardinetti a controllare che il cagnolino avesse fatto la pipì ecco che improvvisamente ringalluzzito schizza in piedi come un soldatino di altri tempi. O come una marionetta di legno. Come se avesse fatto, e per grazia ricevuta, una improvvisa doccia d’acqua miracolosa, o, come una vecchia auto elettrica avesse fatto una ricarica, gratis, nel piazzale assolato di un grande centro commerciale.

Una ricarica, improvvisa e vitale di un pieno elettrizzante di super autostima che inevitabilmente induce a dondolare, un po’ di qua e un po’ di là.

E il povero tapino: il solito provincialotto di provincia, che mai più più pensava di vederseli tra le palle, o almeno in questa vita, rimane tristemente disorientato, confuso.

E non sa se deve bestemmiare gli Dei o gli inferi o cose del genere perché di punto in bianco e ancor prima di rendersene conto se li ritrova tutti lì, allineati e coperti dal primo all’ultimo: pimpanti, saltellanti, vivi, vegeti, sgambettanti ma soprattutto a recitare o sentenziare le stesse cazzate di sempre.

Improvvisamente rigonfiati di vanità e vanagloria come una volta, tanto tempo fa: “Ercolino sempre in piedi”. Quello avuto in omaggio con i pochi punti di un piccolo striminzito formaggino. Apparentemente sempre turgido, sia pure un po’ di qua e un po’ di là, dondolante o confuso a seconda della spinta.

E intanto, mentre qualcuno recita a gran voce un Pater, un Ave, un Gloria e con i debiti scongiuri ci infila un Requiem e un paio di “eterno riposo”, il povero tapino sempre più frastornato come fosse alla “sagra della pera cotta” di punto in bianco si accorge che quelli che una volta erano considerati gli amici sono diventati improvvisamente avversari o nemici da abbattere, e, gli odiosi, quasi odiati, e sempre disprezzati avversari di una vita, ecco che per uno strano sortilegio al pari di una magia nera sono diventati gli amici affidabili di oggi e di domani. Ma sì abbondiamo, con tutto l’ottimismo immaginabile, forse sino a dopodomani o fino a che, e questo è più che certo, i pseudo amici non abbiano, appeso l’ultimo scalpo, dell’ultimo sprovveduto arrivato chissà come ma soprattutto chissà perché, al sacro Totem dell’opportunismo.

Quello si, con la “O” maiuscola…totem dei professionisti di sempre.

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