Ernesto Serpe

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Finalmente…

Finalmente qualcosa di nuovo aleggia nell’aria: un olezzo magico di freschezza e di purezza.

Una fragranza.

Un “parfum à l’eau de concombres de mer” (profumo ai cetrioli di mare) la fin du monde.

Un profumo nuovo, inimmaginabile, di nettezza, di mondizia e di castigatezza.

Una prelibatezza che a prima vista può sembrare sprovvedutezza ma è ignobile e lungi da ogni sospetto solo l’idea che non sia, solo e soltanto, la consapevolezza: la causa di quella forzata ma per fortuna dimenticata inappetenza dovuta questo si per la ristrettezza o addirittura per la mancanza di una parte ma soprattutto per l’assenza di una piccola arte. E che ora, finalmente, sia pure senza arte né parte, s’apprezza e non c’è

inadeguatezza che tenga.

Un qualcosa di magico e di misterioso che non ha prezzo: il gusto sempre sognato ed agognato dello sforchettare.

Sforchettare sì, ma quello sforchettare che niente a che vedere, o peggio a che fare, con l’asprezza vile e popolare di quel becero masticare del popolino sempre pronto a chiedere, senza mai protestare e men che mai ottenere ed è ciò che sa di sale.

Ma è questa la magia o l’arcano che non ha prezzo: il gusto sempre sognato ed agognato dello sforchettare…alla faccia di Caino, Abele e di tutta la compagnia belante.

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