Ernesto Serpe

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Intanto…

Intanto c’è ancora chi, da un mare d’ipocrisia e nella eterna lotta tra il si e il no, che non necessariamente deve intendersi tra il bene e il male, si è calato.

Accolto a braccia aperte.

Con lo sventolio di bandiere e qualche benedizione…perché anche qui, non tutti sono predisposti a benedire.

Braccia aperte e protese all’insegna dell’accoglienza e della fratellanza.

Intanto c’è chi osanna, chi acclama chi protegge.

Intanto c’è pure chi pensa che per un motivo o per un movente è, esattamente, come il “Cavallo di Troia”.

Intanto, come il Cavallo di Troia, è portato a spalla, in trionfo, fra le mura delle città…”Ed è subito sera”.

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Ma come si fa…

Sono allibito. Costernato.

Ma come si fa?

Mi domando e dico: ma come cazzo si fa solo a pensare certe, immonde o peggio sataniche nefandezze?

Specialmente da chi si crede l’unto e per questa fantasia crede di essere un filantropo a tutto tondo e crede di essere il difensore dell’Umanità. Ma, a conti fatti, solo e soltanto di quella Umanità in cerca di un posto migliore: il famoso, sognato, prospettato, immaginato o solo agognato “posto al sole”. E che, per questa bramosia, per ottenere quello che è solo una illusione: il miraggio di un angolo di paradiso che prima o poi si scontrerà miseramente con l’amara realtà di un inferno. E, per sbarcare, in un modo o nell’altro, tra menzogne e complicità, in questa lontana terra, senza rimorsi abbandona al proprio triste destino, asseritamene di fame, di stenti e sofferenze di ogni genere madre, padre, zii, fratelli, sorelle e forse la donna della vita.

Come fa, chi si insigne, si fregia e si vanta di avere l’aureola della fratellanza, dell’umanità, della disponibilità, dell’umiltà, della pace, della comprensione, della tolleranza, del perdono ma soprattutto dell’amore, questo bianco, immacolato esempio di bontà fraterna, che si batte e si dispera provando pietà per il futuro di un naufrago, alto, muscoloso, “palestrato”, con catenine d’oro massiccio che fanno bella mostra al collo e stretto in mano uno smartphone di ultima generazione con cover e cuffie incorporate intanto che viene dissetato dal buon samaritano di turno.

Come può, chi si ritiene l’ultimo baluardo di fede, speranza e carità, vomitare, urbi et orbi, odio allo stato puro con irripetibili auguri di un male terribile, oscuro e misterioso ad un altro suo fratello?

Ad un uomo, ma ancor peggio ad un bambino della sua stessa specie? Esattamente ad un uomo come lui, ma lontano, molto lontano, dalla sua morale e dal suo “sentimento” di solidarietà, di accoglienza e di pietà.

È la storia che si ripete.

La storia di chi non essendo nemmeno bianco fuori è sicuramente pieno zeppo di ogni marciume, nefandezze e di ogni putredini…dentro.

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A proposito di naufraghi…

A proposito di naufraghi, di profughi e di sondaggi, chissà perché mi è venuto in mente Ulisse.

Ulisse, che dopo averne combinate di ogni: con l’Iliade che poi inevitabilmente si trasforma in una Odissea, ad un certo punto naufragò.

Naufragò, suo malgrado, anche se avesse altre intenzioni, altri obiettivi e desideri perché in effetti con la sua nave voleva ritornare in patria. La sua di Patria.

Avrebbe voluto andare a casa dalla moglie Penelope che intanto per mantenere fede al suo giuramento, di notte disfava la tela tessuta di giorno. Tra nobili, corteggiatori e fancazzisti vari, intanto che Argo faceva la sua guardia. Ma questa è un’altra storia.

Naufragò, suo malgrado, perché qualcuno: il Fato crudele, gli Dei più o meno malvagi, oppure Omero, volevano che naufragasse. Punto. E, l’ultimo dei desideri, l’ultima delle intenzioni o l’ultimo degli interessi di Ulisse era proprio quello di patire un naufragio.

Comunque, dopo che la sua nave si sfracellò sugli scogli, stanco fu trasportato, trascinato a riva dai marosi, flutti e cose del genere.

Quando si riebbe, si accorse che era nudo, non aveva niente con se, nemmeno uno smartphone di ultima generazione!con cuffie incorporate per poter parlare con Zeus o chi ne faceva le veci.

Nudo sulla spiaggia fu accolto dalla bella Nausicaa che lo condusse, dal su babbo e dalla su mamma; alla reggia.

Chiaramente come ogni naufrago Ulisse ne aveva di storie da raccontare e le raccontò…ma aveva altre intenzioni. Voleva ritornare alla sua di casa, voleva ritornare da Penelope…e così fece.

Ma, Ulisse a parte, mi chiedo: chi può mai essere quell’uomo che almeno una volta non si sente e si comporta da Nausicaa?

Chi non tende una mano, non lanci un salvagente? Chi non va incontro con barche, barchette o barconi per salvare un naufrago?

Nessuno. Nessuno inteso come “nessuno”.

Occorre solo ed effettivamente essere un naufrago. Non basta la “qualifica” di naufrago.

Chi invece sfida il Mare, il Fato, gli Dei, ma si anche Omero e pretende di essere raccolto non è un naufrago. Perché come Ulisse ha altre intenzioni, altre ragioni, altri motivi.

Ma non è da considerarsi un “naufrago”.

Il naufrago, il vero naufrago, di sicuro non aspira al naufragio.

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Quando la coppia scoppia…

L’attuale panorama politico per forza di cose e checché se ne dica porta a pensare ad una coppia di sposi, o, ad una coppia di fatto, al momento in cui incominciano a nascere i primi screzi. E, se si vuole essere obiettivi, si capisce a colpo d’occhio che le “colpe”, o gli errori commessi, non sono tutte dell’uno o tutte dell’altra ma come sempre la responsabilità, così come la verità, sta a metà tra i due.

E che si fa?

Prima di optare per il divorzio è pensabile trovare un accordo? O si per forza si deve correre da un avvocato matrimonialista?

Se effettivamente si vuole trovare un accordo che si fa? Ci si sputtana affacciati alle finestre a reti unificate lanciandosi a vicenda bicchieri e piatti per far ridere, sparlare e spettegolare tutto il condominio e il quartiere? O ci si mette di comune accordo in camera da letto, o dove capita, per raccontarsela, buoni buoni o a “core a core” a quattrocchi?

Ma ecco che, quando poi capita effettivamente il patratak si scatena inevitabilmente la furia della famiglia, degli amici e dei conoscenti.

Con i parenti e gli amici di lei tutti a dire si ma “quello era un ricchione” e gli amici e i parenti di lui si ma “quella era una grande zoccola”. E, come al solito o come sempre, chi ci va di mezzo sono i figli, che smarriti non sanno più cosa fare e cosa dire.

Aspettano accovacciati davanti allo specchio della cameretta senza voglia di giocare o guardare la TV: tanto dice sempre le solite stronzate.

Senza contare che, nel peggior dei casi, quand’anche si sa chi sia il padre e chi sia la madre, sono talvolta una facile preda.

Considerati una merce di scambio, di vendita e compravendita ad opera di un branco di viscidi mercenari senza scrupoli che rinunciano alla propria libertà di espressione e di giudizio.

Che rinunciano alla loro libertà di essere uomini per quella manciata di monete: l’equivalente di quei luridi, sporchi, infami trenta denari.

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È facile dire…

È facile dire: “fermate il mondo voglio scendere”…e se poi non si risale che si fa?

E, solo l’idea mi fa scompisciare dalle risate, perché immagino la scena di chi, una volta sceso, corre poi per riafferrarlo ma il mondo ormai ha preso la rincorsa tra la via lattea anche se è attratto dalla forza di gravità di un buco nero, ma…la pancia lo trattiene.

È facile dire: “fermate il treno voglio scendere”. Anche perché non tutti gli amici, o pseudo tali, i viaggiatori insomma: quelli che per un verso o per l’altro, comunque sia per grazia ricevuta o per l’intercessione della beata vergine e tutti i santi in compagnia sono riusciti a sedere, finalmente, in prima classe, lato finestrino. Senza pagare il biglietto e nemmeno il supplemento. Questi, di sicuro, non ci pensano neanche lontanamente a scendere. Tirano al capolinea…sai com’è? Tranquilli non si schiodano.

Ma è facile e nello stesso tempo ipocrita dire: “stacchiamo la spina”. Chi se ne fotte, tanto a restare al buio, o peggio a rimetterci la pelle, è sempre qualcun altro a meno che non intervenga in extremis…un benefattore: un placido elemosiniere con il portafoglio degli altri.

È facile sparare minchiate; basta poco.

Tanto poi…

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È tutto un crollo…

È tutto un crollo.

Crollano i ponti.

Crollano le strade.

Crolla la pietà e la Fede; resta solo un briciolo di Speranza.

Un colabrodo.

Un grande glorioso Veliero alla deriva che imbarca acqua da tutte le parti per colpa di tantissimi topi di fogna che nottetempo si sono appropriati della cambusa e non solo.

Imperterriti scorrazzano da poppa a prora e da bordo a babordo.

Prima di essere stanati, si manifestano per quel che sono: ripugnanti, insaziabili e voraci parassiti.

Rodono, corrodono e si riproducono a più non posso, un flagello al pari di un virus per il quale è obbligatorio e urgente un vaccino.

Rodono, corrodono, intanto che ridono tra il plauso e l’applauso di qualche accreditato marpione la lode di pseudi illuminati e con un bisbiglio “una tantum” per solo due soldi di qualche misero fellone.

Rodono e corrodono a più non posso e da tutte le parti e più rosicchiano più ingrassano e più la barca affonda nel marasma del qualunquismo. Ma sul pennone più alto si intravede la luce della rinascita: è luminosa, brilla e indica la rotta…a mo’ di Stella Polare.

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Obsolescenza…dei tempi

Forse è da addebitare tutto all’obsolescenza dei tempi o sono i primi segni dei tempi con gli sbalzi di umore, o d’amore, senza più tempi.

Tutto è come uno yogurt: da consumarsi preferibilmente entro e non oltre il 15.8…altrimenti so cazzi.

Una volta, fino a non molto tempo fa, per un motivo o per l’altro, o per tutta una serie di motivi, gli “amori” così come le lavatrici, i frigoriferi, le lavastoviglie duravano nel tempo e sfidavano il tempo. Oggi, due giorni dopo la garanzia, si rompe. Non regge al ritmo delle due o tre lavatrici quotidiane e si blocca. Si ferma. Ed è più conveniente cambiare che cercare di aggiustare. Anche perché una volta riparata è sempre e comunque una lavatrice mezza scassata.

Una volta, e Penelope insegna, con fiducia e determinazione si disfaceva di notte una tela, pazientemente, abilmente, amorevolmente tessuta di giorno. Talvolta però prese dalla più totale disperazione si facevano mordere da una vipera, o, visto che non tutti avevano la disponibilità di una vipera, perché una vipera con il dente avvelenato anche se non è una cosa rara è pur sempre una vipera e talvolta non è facile trovare una vipera sul lustro e brusco per cui in mancanza ci si inventava qualcosa che potesse ottenere lo stesso risultato.

Oggi, lavatrici a parte, i più duraturi contano le ore: da Natale a Santo Stefano. Tutto al più dopo…l’ultima botta di San Silvestro.

E gli amori passionali, viscerali, nascono si rapidamente come un lampo: il famoso “colpo di fulmine”. Ma poi, esattamente come il famoso colpo di fulmine peraltro a ciel sereno, svaniscono.

Si dissolvono.

Evaporano e si disperdono nell’infinito. Inghiottiti dal buio di un “buco nero” che come un tubo di una vecchia aspirapolvere, attira, attrae, ammucchia e porta chissà dove.

Non si sa!

Un giorno si vedrà!

Ed è così anche per un qualsiasi, non dico Napoleone ma qualcosa più vicino o simile ad un Brancaleone da Norcia o a un Don Chisciotte della Mancia: un guerriero casereccio.

Un guerriero de noantri.

E, proprio mentre si vede sto guerriero sul bianco destriero, che avanza imponente come Napoleone dopo la notte di Natale di punto in bianco svanisce: lui e il destriero bianco.

Esiliato, prima a Portoferraio ma visto che Piombino è a un tiro di schioppo lo allungarono e se lo levarono dalle palle dandogli pieni poteri a Sant’Elena una ridente località balneare…

Intanto resta solo un manipolo dei più fedeli e servili: i Sancho Panza di sempre.

I Sancho Panza di casa nostra.

Sotto l’ombra, che altro non era, che l’ombra ingigantita di un cavallo a dondolo: una via di mezzo tra un’ombra cinese e una presa per il culo.

Un gioco di mani e di luce e tanta ombra.

Saranno pure i segni dei tempi o che so…ma non si sa, se per sfiga o per fortuna, c’è poco da cincischiare.

Foto dal Web.

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Cosa non si fa per il bene Paese ma soprattutto…dei paesani.

Cosa non si fa per il bene Paese ma soprattutto…dei paesani.

È vero. Ed è proprio nei momenti più difficili, nei periodi più bui, quelli duri e incerti della Storia ma, quando tutto sembra perduto, quando tutto sembra che so, sembra…ecco che, come per magia salta fuori, erutta, schizza improvvisamente dal cilindro del mago Zucchin invitato speciale alla sagra della Peracotta, tutto lo spirito di sacrificio e tutto il senso di quel patriottismo per molto tempo assopito. In due parole salta fuori: l’amor Patrio.

E con esso straripa, come un fiume in piena, tutto lo spirito di sacrificio, di lotta, di tutte queste belle cose qua e quant’altro, con l’intento di raggiungere obiettivi comuni e innanzitutto combattere e lottare strenuamente per il bene del paese, ma soprattutto e qui sta il bello, per il bene dei paesani.

Ed è commovente quel senso di abnegazione. Si. Quel senso di rinuncia di tutti i fallimenti e le tante cazzate di un oscuro, triste, lontano passato, di un insignificante, inutile presente, ma soprattutto in tutta la sua tragedia, di un futuro ad un passo dall’oblio, già inscatolato tra la polvere e le ragnatele del soffitto.

Ma una cosa è certa: è che se funziona, si lotta. E si! Si continuerà a combattere fino all’ultimo sospiro come sempre e come al solito per il bene del Paese e dei paesanotti, soprattutto di quelli che imperterriti…abboccano all’amo.

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We buongiorno…

We buongiorno!

Hai visto le stelle cadenti?

A proposito ma che senso ha stare tutta la notte con il naso all’insù?

Qualcosa dice che non ha senso. Non ha più senso.

Intanto si scatena la battaglia del controsenso per cercare un senso che a prima vista è il solito controsenso ma riveduto e corretto per dare un senso.

E, per questo senso, si scende in campo.

Si scende in campo ma solo per cercare un appiglio a tutti i costi ma soprattutto costi quel che costi…tanto a pagare sono sempre gli stessi. Chi se ne fotte.

Non ha senso a meno che, qualcuno voglia trovare un senso per restare inchiodato su quella sedia perché a conti fatti e se tanto mi da tanto non è detto che poi ritorni…anzi ci sono tutti i presupposti per un abbonamento annuale al club bocciofili&reduci riuniti. O, come i vecchi, illustri, (illustri è un eufemismo) predecessori fare due passi sotto gli alberi della villa comunale ma solo per “pisciare il cane”.

E quindi? Quindi si cerca un chiodo dove appendere quella bandiera, ma sempre sventolata…al vento.

Si rispolverano quei vecchi slogan ad uso e consumo dei vecchi allocchì.

Valori a tutti i costi e costi quello che costi e che poi, diciamocelo, un senso non ce l’ha perché non ci crede più nessuno.

Intanto che si stanno incartando un po’ tutti come pesci di paranza il sesto senso, questo sconosciuto, sconsolato dice:…francamente fa un po’ senso.

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Secondo la teoria…

Secondo la teoria di un insignificante inutile politologo del web: uno dei tanti esempi di chiacchiere da Bar Sport ed espertissimo in “nientelogia e nullalogia applicata” ma, come tanti, un feroce, spietato “leone da tastiera”, il vero problema è che non c’è, una vera sinistra e una vera destra.

O meglio, non c’è una vera Figura che rappresenti che incarni, che valorizzi che idealizzi ma soprattutto difenda i valori della sinistra e men che mai quelli della destra.

Intanto, da quello che una volta era il centro proprio tra la destra e la sinistra, tra un Pater, un Ave e Gloria di tanto in tanto, o meglio, o peggio spesso, una voce che dovrebbe, e che farebbe meglio ad essere neutrale, o quanto meno di preoccuparsi dei tantissimi problemi di casa sua, rievoca vecchi, lugubri, satanici fantasmi del passato. E affossa, umilia i valori, peraltro pagati a caro prezzo, per la conquista di una identità Nazionale…a favore di un’idea bislacca che fino ad oggi non ha portato che amarezza, sconcerto, delusione e niente di più.

Foto dal Web.