Ernesto Serpe

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Momento magico?

Momento magico.

Momento magico?

Ma cosa induce a credere che sia un momento magico?

Forse l’abilità di dire velocemente tutto e il contrario di tutto intanto che si spostano le tre carte alla velocità della luce?

Anzi con tutti questi “ambaraba’ cicci coco…” si è perso di credibilità e con essa è naufragata l’illusione della magia.

Ma si è passato abilmente al gioco delle tre carte: questa vince e questa perde…

Giochino che ha nauseato e che quasi più nessuno vuol vedere giocare perché una volta “scoperchiata” la carta, si è dimostra per quello che era o che è: un inutile scartina.

Un bluff.

Una delle tante di ieri, di oggi e di domani.

Una “sola” in romanesco.

Un “bidone” in napoletano.

Un “belin” in ligure.

Per cui sconsolati, hanno abbandonato il teatrino con tutti i sacchetti di pop corn…peraltro già scaduti e andati a male. E, ai quattro gatti, o poco di più ancora rimasti, non penso basti più l’incantesimo o quel che resta dell’illusione della magia e di sicuro…non smetteranno di rompere i coglioni.

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Ecco…

Ecco come al solito nessuno sa niente.

Tutti a dire e ribadire, a giurare e spergiurare, anche con veemenza: io non c’ero, tuttalpiù se c’ero…dormivo.

E ci sta!

Si può anche credere perché ormai lo si è capito che si è perso la bussola, che tutti, chi più chi meno cercano un riparo, che ormai il barcone naviga a vista.

Lo si è capito.

Si è capito perfettamente che il barcone sta facendo acqua da tutte le parti e scarrocciando lentamente sta andando alla deriva tra chi va e chi pensa di andare.

Tra chi cerca una scialuppa e chi disperatamente si butta in mare. Ma, tra il via vai frenetico di nostromi, mozzi e mezzomarinari unanime il motto è: si salvi chi può.

Ci sta, può essere.

Capita in un momento difficile ma una domanda nasce spontanea: se non si sa cosa bolle nella propria pentola o peggio, se non si conoscono le faccende di casa propria con quale criterio si può mettere naso nei pentoloni degli altri o peggio nelle case degli altri?

Mistero…

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Tra poco meno…

Ecco, ci risiamo, tra poco meno di 40 giorni, 12 ore, 35 minuti è Natale.

Una festa.

Una ricorrenza.

Un anniversario: non si sa, di sicuro “un qualcosa” di ingombrante e di molto scomodo al punto che, alcuni, per un finto senso di non si sa bene di cosa cercano immancabilmente di evitare ed ogni anno si presentano con la stessa storia, la stessa tiritera di quella finta umanità, di quella finta comprensione, quella finta laicità e di quella finta di tutto un po’…

E comunque tentano di avversare, di ostacolare, di ridurre ad una delle tante feste invernali la prima inedita: la Festa dell’Inverno.

Pensa te!

Ipocritamente però, una festa comunque ambita, cercata, invogliata o “sentita” solo per la vanità degli addobbi, per le solite palle e palline rosse, gialle e blu.

Una festa per le solite luci e lucine colorate ma solo per stimolare quel senso di festa, per far aleggiare nell’aria un senso di allegria. Per entusiasmare i grandi a comprare regali e i piccini ad elencarli e chiederne di ogni. E tutti in gara alla ricerca del dono più bello, più gradito, più inatteso, più inutile.

Ma checché se ne dica, ormai, da qualche tempo a questa parte questa festa non è nemmeno più tanta una festa.

Da qualche tempo a questa parte non si respira più quell’aria di pace e di serenità. Quell’aria di mistero al profumo di arancia e mandarini.

Quel all’aria di attesa…

Da qualche tempo a questa non si percepisce quel non so che che faceva correre di filato tutti a casa la sera della Vigilia di Natale.

La Sera della Vigilia di Natale…una sensazione unica.

Una sensazione che nessun addobbo, nessun albero, nessuna lucina, nessun tipo di regalo grande inutile e ingombrante o piccolo e costosissimo potrà mai sostituire: lo Spirito del Natale.

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Il fatto è che…

Il fatto è che questi oramai, esattamente come taluni fastidiosi insetti, sono diventati insopportabili.

Alla pari delle mosche tze tze provocano un fastidio viscerale…solo a vederli.

Non se ne può più.

E, quando all’improvviso sbucano fuori come cimici cinesi immancabilmente e inevitabilmente provocano quel senso di ribrezzo.

Di ripugnanza.

Senza contare che appena aprono bocca il solo ronzino, seduta stante provoca, un forte senso di repulsione e la mano disperata certa un telecomando.

E non è avversione ma solo e tanto disgusto che provoca inconsciamente una nausea, un ribrezzo, una ripugnanza.

Un insopportabile voltastomaco insomma.

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Relazione transitiva

Se “a” è uguale a “b” e “b” è uguale a “c”, “c” è uguale ad “a”.

Ieri ho ascoltato le difese di uno degli ormai o meglio per fortuna “quattro amici al bar” che volevano cambiare il mondo e che poi è successo quello che più era prevedibile ma che l’ingenuo paesanotto sperava non succedesse. Ed è successo.

È successo che è stato il mondo a cambiare i quattro amici che tra un bicchiere di whisky e un caffè se la cantano e se la suonano sfacciatamente. Senza pudore.

E, inevitabilmente deluso ma più che “deluso” il termine esatto è schifato, è venuto in mente il vecchio maestro che sorridendo spiegava la formula di matematica, la famosa relazione transitiva.

E, matematicamente parlando oggi si può dedurre che: se “a” è attaccato alla poltrona come “b” e “b” è attaccato alla poltrona come “c”, automaticamente “c” è attaccato alla poltrona esattamente come “a”.

Trovare le differenze è impossibile.

Con questa formula tutto è uguale e

tutto rimane…tale e quale. Non si sfugge.

E “D”, come al solito, si rende conto che…non conta una beata mazza.

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L’importante è integrarsi…o sbracarsi.

L’importante è integrarsi…o sbracarsi.

Intanto che si inasprisce la lotta fratricida tra chi L’importante è integrarsi…o sbracarsi.

Intanto che si inasprisce la lotta fratricida tra chi è favorevole e chi è contrario al salame; tra chi invita a rinunciare perfino al cotechino e al ripieno dei tortellini e tra chi pesa, soppesa e rifiuta una parola di una preghiera, ben predisposti si accoglie, quasi unanimi e a braccia aperte Halloween: una festività di origine celtica con tutti i suoi mostri, i suoi fantasmi e contraddizioni, sia pur, come spesso accade, riveduta, manipolata e corretta nel corso degli anni.

Intanto che c’è un “distinguo” sempre più frequente tra i Cattolici Apostolici Democratici: cioè gli unici e abilitati portatori sani della Parola.

Gli Unti. I soli dotati di un cuore d’oro e le braccia sempre aperte. Sempre predisposti alla pietà, e di conseguenza alla misericordia, (sentimenti difesi strenuamente perfino con il digiuno a staffetta), specialmente se sia bene, o adeguatamente ricompensata; non importa se in questa vita o discapito dell’altra. E i Cattolici Apostolici Populisti, quasi fondamentalisti e fieri sostenitori di una linea più conservatrice della Fede e più intransigenti in campo politico e sociale.

Intanto che ci si accapiglia e ci si azzuffa fraternamente, qualcuno, ovviamente e per scopi asseritamente commerciali, trasforma e rinomina il Natale: la principale festa cristiana nella Festa dell’Inverno.è favorevole e chi è contrario al salame; tra chi invita a rinunciare perfino al cotechino e al ripieno dei tortellini e tra chi pesa, soppesa e rifiuta una parola di una preghiera, ben predisposti si accoglie, quasi unanimi e a braccia aperte Halloween: una festività di origine celtica con tutti i suoi mostri, i suoi fantasmi e contraddizioni, sia pur, come spesso accade, riveduta, manipolata e corretta nel corso degli anni.

Intanto che c’è un “distinguo” sempre più frequente tra i Cattolici Apostolici Democratici: cioè gli unici e abilitati portatori sani della Parola.

Gli Unti. I soli dotati di un cuore d’oro e le braccia sempre aperte. Sempre predisposti alla pietà, e di conseguenza alla misericordia, (sentimenti difesi strenuamente perfino con il digiuno a staffetta), specialmente se sia bene, o adeguatamente ricompensata; non importa se in questa vita o discapito dell’altra. E i Cattolici Apostolici Populisti, quasi fondamentalisti e fieri sostenitori di una linea più conservatrice della Fede e più intransigenti in campo politico e sociale.

Intanto che ci si accapiglia e ci si azzuffa fraternamente, qualcuno, ovviamente e per scopi asseritamente commerciali, trasforma e rinomina il Natale: la principale festa cristiana nella Festa dell’Inverno.

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Esperimenti.

Questi, ormai sono alla frutta e, considerato tutta una serie di ragioni, sono sempre più disorientati, confusi, frastornati. In poche parole: non sanno che pesci pigliare.

Consapevoli e consenzienti di aver perduto o profanata non solo la faccia, come se niente fosse parlano, pensa te, di “esperimenti”.

Come fossero tanti geni incompresi della provetta…o se “l’esperimento” fosse un giochino per bambini.

E già. Uno di quelli che dopo aver riempito e allineato il banco di “micropippette”, tutti insieme grandi e piccini appassionatamente a divertirsi, a miscelare prove e provette, a sperimentare; a giocare al “piccolo chimico”. Con camiciotto bianco e guanti in lattice blu a manipolare con due gocce di sostanza verde e poi con uno strano miscuglio tra il rosa e il fucsia si riempiono a casaccio le provette. E poi, curvi, in attesa del botto…o, con i dovuti scongiuri a base “d’aglio & fravaglio fattura che non quagli” sperando che non scoppi.

Ma, a pensarci bene, l’esperimento: il vero esperimento, unico e irripetibile esperimento, in fondo in fondo, l’ha fatto chi ha voluto credere in “un qualcosa” a prescindere.

L’esperimento l’ha fatto chi, nonostante l’età si era entusiasmato per solo quattro chiacchiere al vento.

L’esperimento l’ha fatto chi, nonostante l’età, si era “convertito” e ha voluto provare l’ebrezza di una reazione chimica a catena che non c’è stata e mai ci sarà…perché l’esperimento, non è riuscito. È fallito.

L’esperimento è fallito non appena si è trovato un sito comodo e qui devotamente e supinamente ci si è inginocchiati davanti a chi si è sempre criticato o combattuto…almeno a chiacchiere.

L’esperimento non è riuscito e, con un vaffanculo o affanculo e incominciato e, con un vaffanculo o affanculo agli esperimenti e micropippette riunite è finita. Almeno così si pareggiano i conti

e vaffanculo.

Foto dal Web.

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La rava e la fava.

Dopo che sono stati per anni a predicare, a frantumare il frantumabile, di giorno e di notte, festivi compreso, sulle benefiche e terapeutiche qualità della Rava ma soprattutto della Fava, di punto in bianco in un raptus di vanagloria folgorante si son mangiati la Rava e ora pian pianino si attaccano alla Fava.

Dopo le assicurazioni, i tantissimi proclami & cinguettii a gogo sembrava cosa fatta.

Sembrava addirittura che nel sacco ci fosse il gatto.

Sembrava…ma non erano che “chiacchiere e distintivo”.

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Amici…

Puntualmente ogni giorno Facebook ricorda tutto ciò che si è fatto, detto, scritto, “pensato ad alta voce” ma, soprattutto le promesse sbandierate un anno prima, che sembravano già cosa fatta.

Ricorda che, qualcuno proclamava a gran voce che “il gatto era già nel sacco” e che oggi, a distanza di un anno si ha la conferma che erano tutte balle ed è sparito sia il gatto che il sacco.

Ancora una volta ci si guarda intorno e ci si rende conto che effettivamente non è cambiato assolutamente niente; tutto è esattamente come allora.

Come un anno fa. Ma, con un distinguo. Bisogna fare molta attenzione alle frequentazioni: distinguere bene e non confondere i nemici dagli amici. Nel senso che gli amici di ieri son diventati i nemici di oggi e, i nemici di ieri o i nemici di sempre con tutti i loro amici e gli amici degli amici, oggi, in quattro e quattro otto, per grazia ricevuta sono miracolosamente tutti amici anche se non si capisce bene fino a quando; anche se si capisce bene il perché.

E, in questo antico, miserevole balletto, il vecchietto dell’ultima fila e dell’ultimo banco, affranto non può fare a meno di considerare che con amici così sicuramente non c’è bisogno di nemici ma, da Cattolico, Apostolico, Romano non può fare a meno di pregare: “dagli amici mi guardi Dio che dai nemici mi guardo io”.

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Ma si è lampante…

Ma si è lampante.

Questi ormai, o per fortuna, sono allo sbando.

Lo sanno che hanno perso stima e credibilità e con la stima e la credibilità si sono giocati la fiducia.

La fiducia, oggi, un qualcosa di strano, quasi di surreale e ascetico.

Un qualcosa di magico ma, dimostrato di essere delle mezzecalzette o mezzecartucce, se la sono giocata e l’hanno persa.

Non possono che rintanarsi e in attesa tirare a campare fino al giorno del Giudizio Universale…e allora si che, come diceva il buon Marchese del Grillo: “mo’ son cazz tuoi”. E ci sarà da ridere o da piangere.

Tanti altri, come un manipolo di dilettanti allo sbaraglio, in balia di loro stessi si accapigliano ogni tre per due.

Si attorcigliano…

Sono alla mercé del loro stesso opportunismo. Vittime del loro

trasformismo.

Prigionieri, chi dell’incapacità, chi dell’ingordigia…chi della boria.

Consapevoli, di perdere ogni giorno, ad ogni ora, quei brandelli residui di credibilità e di consensi, si arrabattano alla ricerca di espedienti, intanto che, un po’ alla volta, annegano miseramente in un abisso di mediocrità; di limitatezza spirituale e morale.

Inghiottiti, dalla loro stessa vanità, dalla tanta ipocrisia ma soprattutto della tanta vanagloria, sono destinati a scomparire.

Si fingono, e si propongono, come tanti cirenei ma non sono altro che un branco di fedeli seguaci di quel Giuda Iscariota e, per questo, sempre pronti a tradire. Scimmiottando un bacio tendono la mano per quei famosi irrinunciabili trenta denari.

E, per quei miserabili trenta denari sono disposti a tutto ma inevitabilmente si perdono nei meandri delle loro quattro cazzate sparate a vanvera alle quali non crede più nessuno e men che mai… loro stessi.

Un manipolo di arruffoni, incoerenti, ostaggi di un mendecatto che, di tanto in tanto, in preda ad allucinazioni, raptus o delirio d’onnipotenza spara minchiate…le ultime residue.

Una mezza armata Brancaleone e una manica di arruffoni: impelagati nei meandri dello squallore di uno spregevole opportunismo, imperterrita sciorina tutto e il contrario di tutto, oltraggiando l’intelligenza, la fede e la credibilità.

Per incapacità hanno sperperato e per vanagloria e incapacità continuano a sperperare saltellando da destra a sinistra e viceversa al punto che non sanno più distinguere la mano destra dalla lla sinistra.

Ma tanto lo si è capito perfettamente: non fa differenza, sono…ambimancini.