Ernesto Serpe

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Relazione transitiva

Se “a” è uguale a “b” e “b” è uguale a “c”, “c” è uguale ad “a”.

Ieri ho ascoltato le difese di uno degli ormai o meglio per fortuna “quattro amici al bar” che volevano cambiare il mondo e che poi è successo quello che più era prevedibile ma che l’ingenuo paesanotto sperava non succedesse. Ed è successo.

È successo che è stato il mondo a cambiare i quattro amici che tra un bicchiere di whisky e un caffè se la cantano e se la suonano sfacciatamente. Senza pudore.

E, inevitabilmente deluso ma più che “deluso” il termine esatto è schifato, è venuto in mente il vecchio maestro che sorridendo spiegava la formula di matematica, la famosa relazione transitiva.

E, matematicamente parlando oggi si può dedurre che: se “a” è attaccato alla poltrona come “b” e “b” è attaccato alla poltrona come “c”, automaticamente “c” è attaccato alla poltrona esattamente come “a”.

Trovare le differenze è impossibile.

Con questa formula tutto è uguale e

tutto rimane…tale e quale. Non si sfugge.

E “D”, come al solito, si rende conto che…non conta una beata mazza.

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L’importante è integrarsi…o sbracarsi.

L’importante è integrarsi…o sbracarsi.

Intanto che si inasprisce la lotta fratricida tra chi L’importante è integrarsi…o sbracarsi.

Intanto che si inasprisce la lotta fratricida tra chi è favorevole e chi è contrario al salame; tra chi invita a rinunciare perfino al cotechino e al ripieno dei tortellini e tra chi pesa, soppesa e rifiuta una parola di una preghiera, ben predisposti si accoglie, quasi unanimi e a braccia aperte Halloween: una festività di origine celtica con tutti i suoi mostri, i suoi fantasmi e contraddizioni, sia pur, come spesso accade, riveduta, manipolata e corretta nel corso degli anni.

Intanto che c’è un “distinguo” sempre più frequente tra i Cattolici Apostolici Democratici: cioè gli unici e abilitati portatori sani della Parola.

Gli Unti. I soli dotati di un cuore d’oro e le braccia sempre aperte. Sempre predisposti alla pietà, e di conseguenza alla misericordia, (sentimenti difesi strenuamente perfino con il digiuno a staffetta), specialmente se sia bene, o adeguatamente ricompensata; non importa se in questa vita o discapito dell’altra. E i Cattolici Apostolici Populisti, quasi fondamentalisti e fieri sostenitori di una linea più conservatrice della Fede e più intransigenti in campo politico e sociale.

Intanto che ci si accapiglia e ci si azzuffa fraternamente, qualcuno, ovviamente e per scopi asseritamente commerciali, trasforma e rinomina il Natale: la principale festa cristiana nella Festa dell’Inverno.è favorevole e chi è contrario al salame; tra chi invita a rinunciare perfino al cotechino e al ripieno dei tortellini e tra chi pesa, soppesa e rifiuta una parola di una preghiera, ben predisposti si accoglie, quasi unanimi e a braccia aperte Halloween: una festività di origine celtica con tutti i suoi mostri, i suoi fantasmi e contraddizioni, sia pur, come spesso accade, riveduta, manipolata e corretta nel corso degli anni.

Intanto che c’è un “distinguo” sempre più frequente tra i Cattolici Apostolici Democratici: cioè gli unici e abilitati portatori sani della Parola.

Gli Unti. I soli dotati di un cuore d’oro e le braccia sempre aperte. Sempre predisposti alla pietà, e di conseguenza alla misericordia, (sentimenti difesi strenuamente perfino con il digiuno a staffetta), specialmente se sia bene, o adeguatamente ricompensata; non importa se in questa vita o discapito dell’altra. E i Cattolici Apostolici Populisti, quasi fondamentalisti e fieri sostenitori di una linea più conservatrice della Fede e più intransigenti in campo politico e sociale.

Intanto che ci si accapiglia e ci si azzuffa fraternamente, qualcuno, ovviamente e per scopi asseritamente commerciali, trasforma e rinomina il Natale: la principale festa cristiana nella Festa dell’Inverno.

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Esperimenti.

Questi, ormai sono alla frutta e, considerato tutta una serie di ragioni, sono sempre più disorientati, confusi, frastornati. In poche parole: non sanno che pesci pigliare.

Consapevoli e consenzienti di aver perduto o profanata non solo la faccia, come se niente fosse parlano, pensa te, di “esperimenti”.

Come fossero tanti geni incompresi della provetta…o se “l’esperimento” fosse un giochino per bambini.

E già. Uno di quelli che dopo aver riempito e allineato il banco di “micropippette”, tutti insieme grandi e piccini appassionatamente a divertirsi, a miscelare prove e provette, a sperimentare; a giocare al “piccolo chimico”. Con camiciotto bianco e guanti in lattice blu a manipolare con due gocce di sostanza verde e poi con uno strano miscuglio tra il rosa e il fucsia si riempiono a casaccio le provette. E poi, curvi, in attesa del botto…o, con i dovuti scongiuri a base “d’aglio & fravaglio fattura che non quagli” sperando che non scoppi.

Ma, a pensarci bene, l’esperimento: il vero esperimento, unico e irripetibile esperimento, in fondo in fondo, l’ha fatto chi ha voluto credere in “un qualcosa” a prescindere.

L’esperimento l’ha fatto chi, nonostante l’età si era entusiasmato per solo quattro chiacchiere al vento.

L’esperimento l’ha fatto chi, nonostante l’età, si era “convertito” e ha voluto provare l’ebrezza di una reazione chimica a catena che non c’è stata e mai ci sarà…perché l’esperimento, non è riuscito. È fallito.

L’esperimento è fallito non appena si è trovato un sito comodo e qui devotamente e supinamente ci si è inginocchiati davanti a chi si è sempre criticato o combattuto…almeno a chiacchiere.

L’esperimento non è riuscito e, con un vaffanculo o affanculo e incominciato e, con un vaffanculo o affanculo agli esperimenti e micropippette riunite è finita. Almeno così si pareggiano i conti

e vaffanculo.

Foto dal Web.

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La rava e la fava.

Dopo che sono stati per anni a predicare, a frantumare il frantumabile, di giorno e di notte, festivi compreso, sulle benefiche e terapeutiche qualità della Rava ma soprattutto della Fava, di punto in bianco in un raptus di vanagloria folgorante si son mangiati la Rava e ora pian pianino si attaccano alla Fava.

Dopo le assicurazioni, i tantissimi proclami & cinguettii a gogo sembrava cosa fatta.

Sembrava addirittura che nel sacco ci fosse il gatto.

Sembrava…ma non erano che “chiacchiere e distintivo”.

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Amici…

Puntualmente ogni giorno Facebook ricorda tutto ciò che si è fatto, detto, scritto, “pensato ad alta voce” ma, soprattutto le promesse sbandierate un anno prima, che sembravano già cosa fatta.

Ricorda che, qualcuno proclamava a gran voce che “il gatto era già nel sacco” e che oggi, a distanza di un anno si ha la conferma che erano tutte balle ed è sparito sia il gatto che il sacco.

Ancora una volta ci si guarda intorno e ci si rende conto che effettivamente non è cambiato assolutamente niente; tutto è esattamente come allora.

Come un anno fa. Ma, con un distinguo. Bisogna fare molta attenzione alle frequentazioni: distinguere bene e non confondere i nemici dagli amici. Nel senso che gli amici di ieri son diventati i nemici di oggi e, i nemici di ieri o i nemici di sempre con tutti i loro amici e gli amici degli amici, oggi, in quattro e quattro otto, per grazia ricevuta sono miracolosamente tutti amici anche se non si capisce bene fino a quando; anche se si capisce bene il perché.

E, in questo antico, miserevole balletto, il vecchietto dell’ultima fila e dell’ultimo banco, affranto non può fare a meno di considerare che con amici così sicuramente non c’è bisogno di nemici ma, da Cattolico, Apostolico, Romano non può fare a meno di pregare: “dagli amici mi guardi Dio che dai nemici mi guardo io”.

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Ma si è lampante…

Ma si è lampante.

Questi ormai, o per fortuna, sono allo sbando.

Lo sanno che hanno perso stima e credibilità e con la stima e la credibilità si sono giocati la fiducia.

La fiducia, oggi, un qualcosa di strano, quasi di surreale e ascetico.

Un qualcosa di magico ma, dimostrato di essere delle mezzecalzette o mezzecartucce, se la sono giocata e l’hanno persa.

Non possono che rintanarsi e in attesa tirare a campare fino al giorno del Giudizio Universale…e allora si che, come diceva il buon Marchese del Grillo: “mo’ son cazz tuoi”. E ci sarà da ridere o da piangere.

Tanti altri, come un manipolo di dilettanti allo sbaraglio, in balia di loro stessi si accapigliano ogni tre per due.

Si attorcigliano…

Sono alla mercé del loro stesso opportunismo. Vittime del loro

trasformismo.

Prigionieri, chi dell’incapacità, chi dell’ingordigia…chi della boria.

Consapevoli, di perdere ogni giorno, ad ogni ora, quei brandelli residui di credibilità e di consensi, si arrabattano alla ricerca di espedienti, intanto che, un po’ alla volta, annegano miseramente in un abisso di mediocrità; di limitatezza spirituale e morale.

Inghiottiti, dalla loro stessa vanità, dalla tanta ipocrisia ma soprattutto della tanta vanagloria, sono destinati a scomparire.

Si fingono, e si propongono, come tanti cirenei ma non sono altro che un branco di fedeli seguaci di quel Giuda Iscariota e, per questo, sempre pronti a tradire. Scimmiottando un bacio tendono la mano per quei famosi irrinunciabili trenta denari.

E, per quei miserabili trenta denari sono disposti a tutto ma inevitabilmente si perdono nei meandri delle loro quattro cazzate sparate a vanvera alle quali non crede più nessuno e men che mai… loro stessi.

Un manipolo di arruffoni, incoerenti, ostaggi di un mendecatto che, di tanto in tanto, in preda ad allucinazioni, raptus o delirio d’onnipotenza spara minchiate…le ultime residue.

Una mezza armata Brancaleone e una manica di arruffoni: impelagati nei meandri dello squallore di uno spregevole opportunismo, imperterrita sciorina tutto e il contrario di tutto, oltraggiando l’intelligenza, la fede e la credibilità.

Per incapacità hanno sperperato e per vanagloria e incapacità continuano a sperperare saltellando da destra a sinistra e viceversa al punto che non sanno più distinguere la mano destra dalla lla sinistra.

Ma tanto lo si è capito perfettamente: non fa differenza, sono…ambimancini.

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Benda…

Una vecchio detto tramandato da secoli dice che “non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere”.

Poi c’è chi non vuol vedere a prescindere.

C’è poi chi non vuol sentire a prescindere ma si lascia convincere con una moina o dal suono sgradevole di una cazzata.

Anticamente la benda agli occhi oltre ad alleviare una rara forma di congiuntivite acuta o cronica era utilizzata per pietà…era un modo per non far vedere la cosiddetta “morte con gli occhi”.

Generalmente veniva applicata sugli occhi del condannato a morte mediante fucilazione al petto. La fucilazione alle spalle era riservata solo ai traditori della Patria.

Ai vili.

Ma benda o non benda, bendarsi, bendare o farsi bendare gli occhi non evita comunque di sentire…il botto.

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C’è qualcosa di strano…

C’è qualcosa di strano che aleggia oggi nell’aria: …l’aria.

Sarà per il profumo dal caratteristico odore, unico, inconfondibile, irrinunciabile, talvolta ritenuto terapeutico, talvolta quasi miracoloso: quello di una bella frittura di pesce.

Aria fritta dal profumo intenso di frittura di pesce di paranza, o quel che l’è, con tanti gamberetti, totani, mazzancolle e calamari. Un profumo ammiccante, avvolgente, un profumo che unisce, che consolida. E checché se ne dica, per alcuni o molti più di alcuni, è di effetto stupefacente: allucinogeno.

Ma, quand’anche assorbito in modica quantità, provoca dipendenza e assuefazione con conseguenze deleterie sul piano psichico che travolge e trasforma la morale e la virtù…in una becera maschera di bieco opportunismo.

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Manipolo di scalzacani

Sempre più patetici.

Ma c’è di buono che questi ormai, o meglio per fortuna, sono alla frutta. Ad un passo dal saldo finale.

Al conto o alla resa dei conti pronti per essere buttati, come rifiuti differenziati: organici, tossici e nocivi, in un angolo del nono cerchio…e lì congelati in eterno. E così sia.

Stanati, sono stati costretti a togliersi la maschera e si sono manifestati per quel che erano, sono e saranno: un manipolo di scalzacani.

Un branco affamato di mezzecalzette.

Mezzecartucce, mezzo o poco meno di tutto insomma. Mezzecartucce e mezzecalzette che giocavano, pensa te, a fare la rivoluzione sulle sulle cataste e barricate di legna come ad imitare quelli della Via Pal.

Ma poi, come era facilmente prevedibile e come volevasi dimostrare, hanno preferito la comodità, la vanità di farsi scarrozzare con l’arroganza del sedile posteriore: molto meglio di un viaggio in terza classe ben lontano dal finestrino o stivato a bordo di un “Triccaballacco” qualsiasi, oltretutto a suon di ticket.

E per questo, come la brutta copia di quelli della Via Pal si son fatti fregare la bandiera e sulle cataste di legna ormai incenerite come in un sacchetto di roba inutile hanno abbandonato: onore, orgoglio e credibilità.

Felici bivaccano pur facendo da maggiordomi e lacchè a quel che resta delle camicie rosse.

Manipolo di scalzacani…

Foto dal Web.

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Dovrebbe…

Dal libro: SOTTO UNA CUPOLA STELLATA

“Una persona completamente razionale dovrebbe essere agnostica, vista l’impossibilità di stabilire scientificamente l’esistenza o la non esistenza di Dio.”

MARGHERITA HACK

Ecco che tutto il mistero, e nello stesso tempo tutta la scienza e la sapienza umana, si racchiude in quel “dovrebbe”.

Un condizionale.

Un condizionale che la scienziata sia pure in tutta la sua onestà e in tutta la sua vasta preparazione culturale, scientifica e intellettuale, con un quoziente intellettivo di gran lunga superiore al mio e ai tanti comuni mortali, politici compresi, molte cose però, a partire della grandezza, o dei microorganismi, dell’Universo e dell’Infinito le erano comunque sconosciute.

Perché ammettiamolo, molte cose, anche le più semplici ed elementari, ancora oggi, sono ignote alla “scienza”, una tra le tante: non ha ancora capito da dove arrivi, o come si sia formata l’acqua, né, ma soprattutto perché io ho perso i capelli…eppure ogni tanto, o meglio da qualche tempo a questa parte, di acqua sotto forma di piogge torrenziali ne arriva in maniera spropositata e dannosa e, in giro per il mondo, insieme ai nubifragi e alluvioni, vi sono tantissimi “pelati” esattamente come me…

Ma, da normale ma soprattutto da onesto “essere umano”, non ha potuto né confermare né smentire l’esistenza di Dio: esattamente come tutti. Me compreso.

Ma c’è un “qualcosa” che sempre e comunque sfugge o è in conflitto con la Ragione e la Scienza: la Fede. E…Dio, ingombrante in tutta la Sua elementare semplicità.

Perché in fondo in fondo, in un cantuccio del cervello la Ragione, come un puledro scalpita, scalcia e con superbia, arroganza ma soprattutto vanagloria con non può fare a meno di Dio.

Lo dimostra il fatto che l’Uomo, consapevole, e in tutta la sua mediocrità, da sempre, ne è sempre andato alla ricerca..

È andato, e va, alla ricerca di Dio.

Un Dio misterioso: Giusto e Misericordioso.

Un Dio di pace e di amore. Un Dio se vogliamo “impegnativo” ma che lascia sempre e comunque la libertà di scelta: il famoso libero arbitrio.

Un Dio fattosi uomo, martoriato e ucciso ma…mai Sconfitto.

Un Dio da sempre bistrattato, avversato, umiliato, combattuto, barattato con un vitello d’oro prima e con i Barabba poi, specialmente da chi, con la forza della superbia e tanta vanità, pretende di farsi scudo con la Ragione e con la Scienza…di quella scienza, però, che ancora oggi non sa, non ha ancora scoperto da dove arrivi l’acqua ma soprattutto, pensa te, perché a me son caduti i capelli…