Ernesto Serpe

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Cade la neve…

Lenta, sfarfallante, silenziosa e leggera cade la neve.

Tra un senso di gioia improvvisa e una velata di malinconia, si adagia soffice sui tetti, sui balconi e sulle finestre. Si infila tra i rami.

Ammanta il prato e suoi pochi fili d’erba sparsi qua e là.

Con un filo di luce apparentemente monocromatica ma con cinquanta ed oltre sfumature di giallo, di blu, di rosa, di grigio e di bianco dipinge le cime, le strade, i vicoli, i sentieri…

Soffice, avvolge e nasconde i sassi, le insidie e i segreti del lungo viale a chi immerso nei molti dubbi e nelle poche certezze, avanza traballante e quando se ne accorge, quando se rende conto, quando vede con i propri occhi…ormai è fatta.

E qui, immediatamente dopo, la natura umana si manifesta e si sbizzarrisce in tutte le sue forme e sfaccettature. C’è chi elenca Santi e madonne. Chi borbottando sciorina un lungo elenco di vecchie conoscenze, o di antiche e moderne glorie, dove la certezza si mischia alla fantasia dubbia, reale, presunta o solo immaginata che intacca la reputazione, di mamme, nonne, zie, sorelle… Chi, tra raptus di rabbia e cose simili si diletta in lunghi, irripetibili epiteti e come un Nostradamus moderno inveisce con tutta una lunga serie di anatemi e maledizioni.

Chi invoca invano quel famoso Senso Civico e norme del galateo.

C’è poi chi, inutilmente sgambettando, saltellando e infine strofinando le scarpe sconsolato e depresso pensa: …porta fortuna.

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