Ernesto Serpe

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Addio quattro stagioni…

La più fredda, ma nello stesso tempo la più attesa e la più amata iniziava ufficialmente il 22 dicembre e terminava il 20 marzo.

Era l’Inverno.

Il gelido, bianco inverno.

Vicino al fuoco frementi si attendeva con ansia e con gioia l’arrivo del Bambino. Si stava seduti per ore vicino al fuoco intanto che si ascoltavano le “storie”: fantasia e realtà un mix di felicità.

Ci si incappucciava…ma poi subito dopo i botti di capodanno si doveva correre per riparare o meglio: incominciare a studiare se non si voleva essere bocciati.

Ma già con i primi giorni di marzo, talvolta “pazzerello” si attendeva la stagione più attesa, la più amata e che, solo il nome metteva allegria: la Primavera.

La maestra, non ricordo esattamente, o forse non l’ho mai capito e ancora oggi non me ne può fregare di meno, la chiamava la “Primavera Boreale”: dal 21 marzo al 21 giugno.

Chissà perché con il termine “Boreale” la fantasia si sbizzarriva e senza sapere se andare a Nord o al Sud, tanto era la stessa cosa, si immaginavano prati fioriti, boschi o meglio, sottoboschi intrecciati e lussureggianti.

Un tramonto sereno e rossastro e un’alba luminosa…

Intanto che si fantasticava si attendeva la stagione più attesa e nello stesso tempo la più amata: l’Estate quella che ufficialmente partiva dal 22 giugno al 22 settembre ma che già a metà Maggio di nascosto avendo poi cura di nascondere il costume da bagno, si andava al mare a tuffarsi tra le onde.

A saltare sugli scogli, a rincorrersi con gli amici e far la “guerra” tirandosi a vicenda palle di sabbia.

Le squadre erano intercambiabili: cosicché una volta si era nella squadra degli Orazi e il giorno successivo in quella dei Curiazi ma poi tutti assieme: uniti si fumava e si tossiva con un tiro di una “Camel”.

Non ricordo se con filtro o senza. All’epoca, come tante altre cose: una valeva l’altra.

E si fumava solo per darsi aria; per sentirsi grandi.

Fino a che finalmente si attendeva la stagione più attesa e nello stesso tempo la più amata: l’Autunno.

La stagione, in fondo in fondo, la più triste, la più malinconica.

Le foglie degli alberi ingiallivano e con il primo venticello cadevano. Coprivano i viali.

Dal 23 settembre al 21 dicembre: l’Autunno.

Oggigiorno con un temporale dietro l’altro con fulmini saette&grandine in piena estate, a ricordo, o in memoria, di quelle che una volta erano le “Quattro Stagioni” è rimasta solo…la pizza

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