Ernesto Serpe

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8 x 1000

Un mio amico ha espresso una sua opinione sull’8 x 1000 e mi ha dato modo di fare una piccola riflessione.

In effetti io non provo, e non ho mai provato, odio per nessuno.

Sarei ipocrita e bugiardo se dicessi di amare tutti. No, non amo tutti ma cerco di rispettare tutti; dal più piccolo al più grande.

Mi infastidisce, questo si, chi si “atteggia” o si auto convince di essere il portatore sano del virus della bontà, della tolleranza, della pietà e della misericordia e grazie a questa sua convinzione non supportata da elementi oggettivi ma purtroppo solo sopportata da tutti, si arroga il diritto di innalzarsi sul “trespolo della vanagloria” e ben posizionato come un cocorita, critica, sentenzia e condanna chi non è illuminato o confortato dallo stesso inconfondibile divino pensiero.

Non sono xenofobo e men che mai omofobo o razzista. Sono convinto nell’affermare che tutti gli Uomini sono uguali, davanti a Dio e davanti agli uomini ma che occorra rispetto e tolleranza: reciproca.

Sia nei riguardi di Dio che si creda o meno che reciprocamente tra gli uomini perché altrimenti… la cosa non funziona.

Non sono misogino…anzi, considero la donna un essere speciale.

Non mi reputo, anzi, non sono affatto un buon samaritano anche se non godo nel vedere chiunque soffra o patisca la fame, il freddo o la sete.

Sono propenso affinché venga rispettata la legalità e a maggior ragione la Giustizia perché senza la Giustizia non vi può essere dignità e umanità ed è per questo che non tollero abusi e soprusi.

Non provo invidia né porto rancore verso chiunque. Ma sono più che convinto che sia un preciso dovere di tutti difendersi, soprattutto difendere chi si ama, il più debole e chi è in difficoltà.

Difendersi con decisione e senza esclusione di colpi.

Sono anche più che convinto che le frontiere terrestri e marine debbano essere costantemente vigilate e controllate e chiunque desideri transitare o essere ospite,

nel territorio dello Stato debba avere innanzitutto i titoli e rispettare senza se e senza ma gli usi, i costumi, le leggi e la Fede di chi ancora ce l’ha.

Per tutta una serie di motivi sono piuttosto critico forse completamente avverso, per certi atteggiamenti, o prese di posizioni: talvolta dal sapore politico, talvolta strumentali, farcite di sola ipocrisia o specifico tornaconto di taluni cattolici, apostolici, romani o pseudo tali. Non sopporto e non tollero chi, per un motivo o per l’altro, si approfitti della mia buona fede e della mia condizione di uomo: talvolta lasciato

solo con me stesso, talvolta senza nessuna considerazione.

Siccome è scritto a chiare lettere tra le righe del Vangelo: “che è più facile che un cammello entri nella cruna di un ago anziché un ricco nel Regno di Dio”.

La Chiesa, per essere tale, se vuole essere di esempio e non dare l’impressione di chi come ai vecchio detti: “senza denari non si cantano messe” o di quell’altro ancora peggio: “predica bene e razzola male” e tanti altri ancora. Deve fare una scelta e capire da che parte stare e quale padrone vuole servire: mammona o L’ALTRO. Non sarà facile; deve spogliarsi prima di tutto di tutti i suoi averi. Vivere come taluni di poco, altri di stenti. E non basta, e non è educativo sia per i giovani che per i meno giovani, che non siano avvezzi a tale manovre staccare i sigilli e allacciare abusivamente qualche filo per dare un segnale di prepotenza.

Deve mettere in pratica quello che predica senza convinzione e cioè: “per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua Giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.”

Vangelo secondo Matteo 6,25-34.

Matteo: l’evangelista…da non confondersi.

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