Ernesto Serpe

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5 maggio

“Ei fu.”

Finalmente immobile.

E si spera non possa più rompere i…zibidei e come un vecchio pupo siciliano che ha fatto la sua ora

senza più fili

senza più le tante piume

infilate sull’elmo in testa,

adagiato, in soffitta a riposar

sotto tre dita spesse, tra ragni e ragnatele

ben nascosto dentro,

ma, soprattutto muto, in uno scatolon.

Cantare tutti insiem in coro

salmi festanti come diceva un grande filosofo: “chi avuto ha avuto, ha avuto e chi ha dato ha dato, ha dato”.

Con meritato lungo sospiro,

allegra

e per niente scossa,

“la terra al nunzio sta”,

Affatto muta

anzi scompisciandosi dalle risate pensando e ripensando alle ultime cazzate di quell’om…fatale.

Che…chissà se ha capi’

che la sua orma

non è di piè immortale

e la cruenta polvere

prima o poi calpestar dovrà.

Una, infilata all’altra, come una lunga collana di castagne, cotte a vapor,

le tante cazzate dette

o ancor peggio fatte, e fatte fare, motivo per cui non era imprevedibile lo sconquasso.

Memorabile la batosta

“dalle Alpi alle Piramidi”,

e ci si scompiscia dalle risate “dal Manzanarre al Reno”.

E già!

Per ben “due volte nella polvere”

e speriamo mai più sugli altari

e fidati…sta bene dove sta!

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