Ernesto Serpe

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2020

Quest’anno è quasi andato…per fortuna è agli sgoccioli.

E già! Qualche ora ancora e anche quest’anno sarà storia passata. Volatizzato tra una scia di dolore, lutti, morte, disperazione, incertezze, vanagloria, opportunismi e incapacità.

Mai come quest’anno l’occhio è fisso sul fuso orario di Sydney e sarà archiviato anche prima e con esso il ricordo dell’angoscia, della solitudine e dell’incertezza.

Finalmente sarà messo in soffitta con i lockdown e i tentennamenti. Con le vane promesse e la delusione cocente.

Con la confusione e il teatrino dei ripensamenti.

Con lo smart working e gli acquisti online.

Con la certezza di un coprifuoco e le chiacchiere di una potenza di un fuoco…fatuo. Con la miriade di decreti – con sospetto di incostituzionalità – per tutte le occasioni e le valanghe delle autocertificazioni catalogate per fascia oraria e con la scusa del cagnolino da portare urgentemente a pisciare tra le aree cromatiche.

Archiviato con il ricordo amaro degli elicotteri, delle moto d’acqua, i droni o peggio le interruzioni. Archiviato con l’amarezza delle vasche e le acquasantiere prontamente e per un verso svuotate. Con la novità dei banchi a rotelle e la didattica a distanza. Archiviato con il ricordo indelebile del vuoto desolante di una Piazza e la maestria, sia pure fredda e sconcertante, di un presepe totemico.

Archiviato con gli attori e le comparse che hanno fatto egregiamente la propria parte per entrare, di diritto, in quel trafiletto di storia per essere sottoposto, ancora una volta, al Giudizio dei Posteri per l’ennesima…”ardua sentenza”.

E, in questo bailamme, tra vanagloria e obbedienza, tra diritti acquisiti e sottomissione, tra decreti e voglia di libertà, tra innovazione e tradizione, tra pastori assopiti e scienza contraddittoria, qua e là la terra trema, e persino San Gennaro, sicuramente addolorato per il distanziamento sociale e la tanta poca fede, attende con ansia San Silvestro sperando che vada tutto meglio …nell’anno che verrà.

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