Ernesto Serpe

ErnestoSerpe.Com

Uncategorized

L’illusione…

L’illusione: è quella strana sensazione simile ad un sogno ad occhi aperti, che talvolta prende, rapisce, culla, coccola e nonostante l’età: rimbambisce.

È quella rappresentazione immaginaria di tante piccole o grandi cose, di speranza in generale, o, di una rivincita, in particolare, che, pur essendo matematicamente convinti, vuoi per l’età, o per altri fattori, che non troverà mai e poi mai la realizzazione nella realtà, come un allocco, ci si continua ad illudere. A sperare. Ed è la speranza fa dire all’allocco: questa volta è la volta buona. Questa volta ce l’abbiamo fatta. Questa volta…ci siamo; questa volta ci credo.

Fino a che, improvvisamente, o finalmente, muore l’allocco. Muore per cause naturali: per sfinimento, per la troppa illusione. Muore sotto il peso di un castello di carta; ancora una volta il castello di carte è crollato. Ma per fortuna, o forse per una rivincita o forse perché si entra inevitabilmente in una fase di amara di disillusione che, sempre aggravata dall’età, porta definitivamente allo stadio terminale.

Stato terminale in cui, ormai convinto e deciso, si comprende in tutta le sue sfaccettature ancora una volta la delusione; l’amara delusione di sempre.

Delusione che, però, grazie soprattutto all’età fa nuovamente prendere fiato, da tutta la forza necessaria per alzare con forza, con coraggio, con decisione, ma soprattutto senza rimpianti il braccio destro o quello sinistro o in subordine entrambe le braccia e a squarciagola ti fa urlare : “sai che c’è? Ma va mpo’ affanculo”.

Uncategorized

Un uomo, un emigrante

Un uomo, un emigrante, ritornava al paesello dopo un’assenza di oltre trent’anni. E sul treno, orgogliosamente fantasticava sul suo passato, ai sacrifici che aveva affrontato e, con i risparmi di una vita, si vedeva proiettato nel futuro.

Con il cappello sugli occhi socchiusi, sorridendo immaginava la festa che gli avrebbero riservato i compaesani: vedeva un palco addobbato di nastri e bandiere. Immaginava il sindaco: avvolto nella fascia tricolore, circondato dagli assessori, consiglieri e i reduci, che tremolanti sorreggevano con orgoglio i gagliardetti, che si dilungava in un accorato discorso di “bentornato” ed elencava minuziosamente tutta la serie di sacrifici e patimenti ed esprimeva nel contempo tutta la felicità per il ritorno. Sentiva ne note della banda del paese che marciava festante per le strade del paese seguita dai bambini che bandierine e palloncini alla mano intonavano canzoncine.

Il prete che benediva la targa apposta sulla casa natia.

Gli amici che lo avrebbero circondato abbracciato e ad uno ad uno, con le lacrime agli occhi e orgogliosi gli presentavano moglie, figli e forse qualcuno i nipotini.

Finalmente il treno arrivò alla stazione, come sempre in ritardo. Si compose, si sistemò la giacca, un pettinatina ai capelli si sistemò il cappello, e infine imitando l’atteggiamento fiero e altezzoso come si vede spesso per televisione, scese impettito dal treno. Appoggiò fiero la valigia sul suolo natio; su quella terra tante volte sognata…

Perplesso si guardò intorno non vide nessuno quando ecco che un tipo gli passò vicino e disse: “ciao Nico’ che fai parti? Mi raccomando fai buon viaggio”.

Uncategorized

Anche oggi un temporale…

Che dire amico mio, anche oggi un temporale tira l’altro e, tra i tanti casini, pure il tempo ci si mette a rompere le palle e a confondere le idee e dalle quattro si è passato ad un’unica stagione: “la Primaestautunninvern”, ovvero l’incertezza.

Lo scompiglio. Nasce già sul marciapiede di destra con un sole caldo afoso e si cammina con gli infradito e a mezze maniche mentre sull’altro, a lato opposto della stessa strada o all’ombra di un albero un fresco gelido autunnale e ci si deve coprire con maglia, sciarpa e cappello. E, per andare in piazza, ci si spoglia e ci si riveste in continuazione a seconda degli alberi.

Come se non fosse abbastanza tutta questa confusione, ogni giorno una nuova, ma, una nuova e sempre peggio. E tra i tanti fatti o misfatti, angherie e soprusi si ha la sensazione di essere soli a brancolare nel buio. Soli nel dubbio o con la consapevolezza di essere abbandonati. Soli, senza una guida, senza una mano amica o una stella cometa che indichi il cammino.

Sballottolati, tirati per la giacca tra scrosci d’acqua, lampi, tuoni, grandinate e terremoti; tra abusi, soprusi, menzogne e mezze verità.

Non c’è che dire, così com’è, è come sentirsi ad un passo dal baratro. Dall’abisso. Dall’ignoto e dall’incertezza del domani.

Sai, gironzolando per i bar, le osterie, i mercati, i supermercati, le farmacie e i centri commerciali: quelli freschi d’estate e caldi d’inverno per intenderci, ambito e ricercato ritrovo per “perditempo, pensionati & affini”, ma soprattutto, leggendo qua e là, i tanti commenti tra le mezze notizie e le tante ingiustizie, mi sono reso conto che la Gente, tra un raggio di sole cocente e un improvvisa grandinata è disorientata: sta perdendo sempre più la speranza e l’aspettativa in tutto quello che, fino a poco tempo fa, fino ad ieri, erano considerati rigidi, ferrei, stabili, se vogliamo statuari “totem” di Fede, di Lealtà, di Verità, di Conoscenza e di Giustizia.

E, gli stessi “sacri totem” che fino ad ieri erano considerati inespugnabili capisaldi di una società sana e civile, un un po’ alla volta, uno alla volta e sotto gli occhi di tutti, ma peggio nell’ignavia, si stanno sgretolando sotto il peso di un giogo perverso di vanagloria, di ipocrisia, ma soprattutto di tanto e solo: opportunismo.

E, per quel tornaconto frenetico, per i vantaggi e i profitti per se e per pochi altri intorno a se che la Gente, un po’ alla volta ma inesorabilmente, aprendo gli occhi, sta perdendo quel sentimento che fino ad ieri era un valore in assoluto.

Un valore fondamentale per il vivere quotidiano: la fiducia.

Non c’è che dire, e la recente statistica dell’otto per mille è un campanello d’allarme. La gente sta irrimediabilmente perdendo fiducia verso i religiosi: i famosi cattolici apostolici romani che, come si suol dire, da sempre “predicano bene”, sia pure con lo stesso tono e con le stesse parole ma poi si perdono tra i meandri dei misteri e dei sospetti di antiche e regali tombe e nei sotterfugi di qualche atroce verità. Tra sfarzo, affari, opulenza, qualcuno accenna perfino alla disobbedienza civile con lo sciopero della fame camuffato da digiuno a staffetta, che solo l’idea fa scompisciare dalle risate perfino il più irriducibile dei baciapile, per poi scoprire che in fondo in fondo, taluni si comportano esattamente peggio di tutti gli altri a discapito dell’Esempio e della…Verità.

Sta perdendo fiducia nella cosiddetta “libera informazione” che, a quanto pare, tanto libera non è. Anzi, nella scaletta delle priorità la verità appare come ingabbiata, prigioniera; offuscata insieme alla libertà. Equidistante sia dalla verità che dalla libertà. E lo scandalo dei bambini è l’esempio lampante di un silenzio assordante. Tutti muti…tranne qualche solito, impertinente, irriverente “Pierino”.

Quasi nessuno ne parla, o, a quanto pare, non si è dato la stessa importanza, la stessa valenza, la stessa foga, la stessa veemenza dell’ultimo spelacchio o della vecchia carriola “sgarrupata” di un pressoché sconosciuto papà.

Per forza di cose sta perdendo fiducia in quella che fu la grande fonte di luce, lo squarcio sull’ignoranza e la base per una leale e libera formazione delle nuove generazioni ridotta a gestione feudale: con il principe, i vassalli, valvassori, valvassini e tanti palafrenieri. A sua volta figlia dei tempi e inevitabilmente madre di un imperante nepotismo: umiliante, angosciante.

Storce il naso e non si fida più di taluni che incuranti del giuramento di Ippocrate o in delirio di onnipotenza staccano le spine lasciando a morire per fame e sete. Inumano. Senza contare che, talvolta, taluni, ne combinano di ogni, senza scrupoli per un qualcosa in più ma sicuramente di superfluo; per sola ingordigia, a dir poco raccapricciante.

Sta perdendo fiducia nella politica in generale e nei “politici” in particolare che parlano, parlano, parlano e parlando promettono i cosiddetti “mari e monti” ma poi inevitabilmente dimenticano sia il mare che, e per fortuna, i monti. O fanno tanta fatica a ricordare.

Ma quello che, più è di peggio, quello che veramente è desolante, quello che è veramente agghiacciante e che, a torto o a ragione, si sta perdendo fiducia, nella magistratura: sinonimo di Libertà, di Eguaglianza ma soprattutto e almeno per quanto riguarda quella terrena, di Giustizia.

Anche perché poi, a bocce ferme e quando i giochi son fatti e dei giocatori non resta che polvere, bisogna attendere, sperare o aver fiducia solo nel…Giudizio Universale.

Uncategorized

Ho l’impressione che…

Ho l’impressione che, tra chi esulta per il mondo di sotto e chi tifa per il mondo di mezzo, il resto del Mondo inesorabilmente va alla rovescia: traballa, vacilla. Preso a calci nelle palle tra ipocrisia e opportunismi. Ed è, mefistofelicamente affossato, spinto nella nebbia delle antiche menzogne e la foschia delle mezze verità.

Intanto che ci si lascia manipolare, più o meno consapevoli, o peggio, più o meno complici, si è, come facili prede tra le fauci fameliche e insanguinate dei predatori di sempre; coccodrilli spietati.

Impotenti tra le grinfie di un branco di iene, sciacalli e avvoltoi.

E si è, irrimediabilmente avviluppati, aggrovigliati, come in una nidiata di vipere, tra i sorrisetti beffardi dei soliti quattro corrotti e corruttori: attorniati, serviti e riveriti dalla claque compiacente e prezzolata dei ciarlatani, dei saltimbanchi, dei lustrascarpe e lacchè; quelli di sempre.

E, tra l’angoscia, o il mistero dell’atroce sospetto, delle tombe inspiegabilmente vuote, si è sospinti e si scivola irrimediabilmente sotto il giogo perverso di un buio sempre più fitto.

Verso un buio sempre più profondo.

Intanto che, umanamente, ci si commuove per un delfino spiaggiato e si resta, umanamente, in apprensione durante le fasi di un salvataggio di un gattino in balia di un corso d’acqua, si resta però, più o meno indifferenti, più o meno impassibili, verso chi, da solo, è stato lasciato a morire.

Un condannato a morte: senza che nessuno abbia mosso un sol dito sia pure per la tanto decantata “dignità della morte”.

Non solo condannato a morte ma condannato a morte con una lunga e atroce agonia: senza cibo e senza un goccio d’acqua.

Umanamente assurdo.

Intanto che ci si fa gioco della Pietà, irrimediabilmente avanza, e a gomitate, si fa spazio l’ipocrisia.

La più spietata.

Intanto che ci si fa gioco della Giustizia, inevitabilmente va a farsi fottere l’equità, l’imparzialità, la ragione e la morale; avanza con passi da gigante e infine, umanamente regna sovrana…l’ingiustizia.

Uncategorized

“Una Patria e una casa per tutti”.

“Una Patria e una casa per tutti”.

Sembra uno slogan, uno dei tanti, sempre di moda dei tanti buonisti di oggigiorno: di questo strano periodo. Ma, a quanto pare, è un “messaggio”, un monito del Papa; ed è tutto il giorno che ci penso.

Pensa e ripensa ho controllato perfino sul vocabolario e al termine “Patria” dice che è: “l’ambito territoriale, tradizionale e culturale, cui si riferiscono le esperienze affettive, morali, politiche dell’individuo, in quanto appartenente a un popolo: il suolo della Patria, i confini della Patria; aver nostalgia della Patria lontana; tradire la Patria; combattere e morire per la Patria.”

Quindi la Patria non è un’etichetta, una conquista in automatico per aver attraversato in qualche modo un deserto prima e un tratto di mare dopo; magari con l’aiuto, o la complicità, di chi pensa che la Patria sia un termine astratto. Una cosa impolverata, sdolcinata…obsoleta esattamente come una pagina del “Libro Cuore”. Peraltro dopo aver abbandonato la propria di Patria, la propria di Gente e la propria famiglia.

Quella Patria che, per un motivo o per l’altro è stata abbandonata al suo destino, e, con Essa i vecchi, le donne e i bambini.

Per la casa, poi, il discorso per chi è proprietario di un immenso patrimonio immobiliare, avuto come lo si è avuto, senza peraltro sapere, o preventivare, che occorra pagare tutta una serie di tributi tipo: IMU, ICI, TARi, TASI, e chi più ne ha più ne metta, effettivamente sembra una bazzecola.

Ma non è proprio così.

La casa non è una bazzecola.

Il più delle volte, e per chi ha sempre lavorato onestamente, dando peraltro a Cesare tutto quello che è di Cesare è un sacrificio non da poco.

La casa, talvolta è il frutto non assaporato di chi, centellinando con gli spiccioli, talvolta rinunciando a più di tante…esigenze è riuscito in qualche modo a tirarla su. E, alla posa dell’ultima finestra, o dopo aver pagato l’ultima rata del mutuo, è dovuto partire e andare…alla Casa del Padre.

“Per Dio nessuno è straniero” ed è vero ma, anche qui…parliamone!

Uncategorized

“Libera Chiesa in Libero Stato”

“Libera Chiesa in Libero Stato” non è mica un motto tanto per…non solo è attuale ma anche limpido e lineare come due facce della stessa medaglia.

Io cittadino, noto alle Autorità non solo per le mie malefatte, ma anche perché regolarmente censito nel Comune di residenza, ho il diritto di pregare Chi e quanto voglio, ma, soprattutto dove.

Se la mia religione mi chiede di stare al muro ho il diritto e il dovere di farlo; se mi impone di stare in ginocchioni ed a testa in giù mi ci metto; se mi invita e mi insegna ad amare il mio nemico lo posso condividere o prenderlo in considerazione e, poi si vedrà…

Se volessi credere che so nel quarto di luna, nel bagliore di un fulmine o nei caldo del sole o non credere in nulla ho il diritto di credere e non.

Lo Stato, Libero e Forte della sua laicità, ha il diritto ma innanzitutto il dovere di garantire la Libertà: mia e degli altri. Deve garantire la libertà di religione per tutti.

Lo Stato Libero, però, ha il Sacrosanto Diritto di Pretendere, la legalità, l’ordine e la sicurezza pubblica e pretendere che tutti contribuiscono al pagamento delle spese dei muri e dei Luoghi e di tutte le altre cosine…

E, se la religione, per i suoi trasgressori dovesse prevedere una qualsiasi punizione nell’aldilà, lo Stato nella sua laicità ha il diritto di applicarla e farsela pagare subito e qua.

Uncategorized

Lo sconcerto…

Lo sconcerto è quando:

c’è chi parla, parla parla;

c’è chi tiene conferenze e, tutto compunto parla, parla parla;

c’è chi promuove un libro di ricette e parla, parla parla;

c’è chi fa selfie dai balconi o sottoscala e intanto parla, parla parla;

c’è chi nei talk show parla, parla parla;

c’è chi è intervistato e parla parla parla;

c’è chi predica e intanto parla, parla parla;

c’è chi twitta e intanto cinguetta, cinguetta cinguetta;

c’è chi posta “un post” e, anche se non parla, sciorina tutta una serie di ricette sia per la rava che per la fava.

E c’è chi, in tutto questo parlare e cinguettii, inspiegabilmente, sta zitto, in silenzio, muto come un pesciolino rosso nel mare dei sargassi ma soprattutto non alza un dito, non prende posizione.

Gli altri, come al solito, fanno quello che hanno sempre fatto: i comodi loro.

Foto dal Web.

Uncategorized

Lo sai mio caro amico ormai è così.

Lo sai mio caro amico ormai è così.

Ormai è fatta.

Non c’è che dire, leggevo qua e là che per tutta una serie di problematiche la gente, il popolo, sta perdendo la fiducia un po’ in tutti a partire dai religiosi cattolici, apostolici romani, ai politici in generale, per arrivare alla magistratura.

Ma per forza dai e dai così come per il “Colosso di Rodi” che, tra storia e mitologia, è crollato, schiantato al suolo come un birillo qualsiasi e, come si sa, quando “cade” un gigante fa sempre più rumore, anche la fiducia: un gigante dai piedi di argilla, prima o poi cade.

Prima o poi crolla.

Crolla proprio perché ha i piedi di argilla e, per questo, prima o poi, è costretto a dimostrare tutta la fragilità umana.

Crolla perché, checché se ne dica, e, come sancito con quel: “chi è senza peccato scagli la prima pietra”, evidentemente nessuno è senza peccato. Anche se molti lo pensano per davvero anche se poi non ci credono nemmeno loro.

Crolla perché ci si sente “onnipotenti”: al di sopra di tutto e tutti si vuole prevaricare. Ma qualcuno o più di uno pensa che sia solo e soltanto vanagloria. Che prima o poi la Storia condannerà.

Crolla, perché si predica bene, ma poi in fondo in fondo si razzola come meglio pare, o peggio di tutti, e qualcuno ha paura perfino dell’oratorio

Crolla, ai minimi termini e si frantuma al suolo, si sbriciola come gli avanzi di una Pastiera o di un Roccoco’ ed è un vero peccato perché con la fiducia crolla quel senso di speranza, crolla quel senso di appartenenza, crolla il “senso”.

E, una volta che si è perso quel senso, difficilmente lo si ritrova così su due piedi o come se nulla fosse.

Una volta perso la fiducia hai voglia a sbraitare e dire tutto o il contrario di tutto…perché dall’altra, a partire da me, nessuno ascolta.

Perché sai, una volta perso la fiducia…non ci si fida più.

Uncategorized

Ormai…ci si sta abituando

Ormai…ci si sta abituando al peso di questo giogo perverso. Ma il tragicomico è che ci si sta abituando nella più totale apatia, nella più totale indifferenza, talvolta, nella più totale: incapacità a reagire.

E il bello, o peggio il brutto, è che ci si sta non solo abituando…a chi è preposto a proteggere e non lo fa, anzi.

A chi è preposto a curare ma talvolta fa pratica a rompere le ossa a dei vecchietti, o talvolta incurante, dell’etica e della morale o, in estasi di onnipotenza che solo la vanagloria può dare: stacca la spina.

A chi si dice preposto ma poi non è disposto.

A chi rema, e anche qui, per ognuno che rema c’è sempre qualcuno che gli rema contro.

A chi imperterrito si diverte a mettere “i bastoni tra le ruote”.

A chi, senza ritegno, senza pudore, disonora e avvolto tra lo sfarzo della cupidigia e nel mistero e nel sospetto…infanga nel nome innocente del Padre e del Figlio.

A chi poi, per quel famoso posto a tavola, o per raccattare le briciole di una Pastiera o di un Babà al Rum della Giamaica: in onore di quella che fu, terra di pirati e pirateria… perdona in nome del popolo e…a nome mio.

Ma il bello, o peggio il tragicomico, di questo strano e aberrante giogo c’è anche chi crede sia un gioco e, senza contegno, o senza pudore: esulta.

Ma pensa te: esulta ed è felice e, soprattutto indifferente, approva.

Esulta per chi è deriso.

Esulta per chi è bistrattato.

Esulta per chi è frastornato.

Esulta per chi impotente è abbandonato dagli uomini e, se tanto mi da tanto, anche da Dio e per questo, è costretto a subire e patire: nel nome del padre del figlio e in nome del popolo…ma di sicuro non a nome mio!

Uncategorized

“…non crediate che…”

“Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.”

Dal Vangelo secondo Matteo (10,32-11,5).

Questo ed altre cose, come noto, disse e fece Gesù e, per queste ed altre cose, fu condannato a morte.

Ma, prima però, Ponzio Pilato come spesso succede agli ignavi: a chi non sa e non vuole prendere una decisione; a chi non sa da che parte stare; a chi non sa che “pesci prendere”; a chi camuffando la codardia con un improvviso impulso di democrazia volle interpellare il popolo e chiese: “Chi volete libero Gesù o Barabba?”

Il popolo, a sua volta fomentato da chi invece ha sempre le idee chiare a gran voce decretò, e, tra chi impotente e annichilito per la grande ingiustizia, sbracciandosi…esultò.