Ernesto Serpe

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C’è qualcosa di strano…

C’è qualcosa di strano che aleggia oggi nell’aria: …l’aria.

Sarà per il profumo dal caratteristico odore, unico, inconfondibile, irrinunciabile, talvolta ritenuto terapeutico, talvolta quasi miracoloso: quello di una bella frittura di pesce.

Aria fritta dal profumo intenso di frittura di pesce di paranza, o quel che l’è, con tanti gamberetti, totani, mazzancolle e calamari. Un profumo ammiccante, avvolgente, un profumo che unisce, che consolida. E checché se ne dica, per alcuni o molti più di alcuni, è di effetto stupefacente: allucinogeno.

Ma, quand’anche assorbito in modica quantità, provoca dipendenza e assuefazione con conseguenze deleterie sul piano psichico che travolge e trasforma la morale e la virtù…in una becera maschera di bieco opportunismo.

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Manipolo di scalzacani

Sempre più patetici.

Ma c’è di buono che questi ormai, o meglio per fortuna, sono alla frutta. Ad un passo dal saldo finale.

Al conto o alla resa dei conti pronti per essere buttati, come rifiuti differenziati: organici, tossici e nocivi, in un angolo del nono cerchio…e lì congelati in eterno. E così sia.

Stanati, sono stati costretti a togliersi la maschera e si sono manifestati per quel che erano, sono e saranno: un manipolo di scalzacani.

Un branco affamato di mezzecalzette.

Mezzecartucce, mezzo o poco meno di tutto insomma. Mezzecartucce e mezzecalzette che giocavano, pensa te, a fare la rivoluzione sulle sulle cataste e barricate di legna come ad imitare quelli della Via Pal.

Ma poi, come era facilmente prevedibile e come volevasi dimostrare, hanno preferito la comodità, la vanità di farsi scarrozzare con l’arroganza del sedile posteriore: molto meglio di un viaggio in terza classe ben lontano dal finestrino o stivato a bordo di un “Triccaballacco” qualsiasi, oltretutto a suon di ticket.

E per questo, come la brutta copia di quelli della Via Pal si son fatti fregare la bandiera e sulle cataste di legna ormai incenerite come in un sacchetto di roba inutile hanno abbandonato: onore, orgoglio e credibilità.

Felici bivaccano pur facendo da maggiordomi e lacchè a quel che resta delle camicie rosse.

Manipolo di scalzacani…

Foto dal Web.

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Dovrebbe…

Dal libro: SOTTO UNA CUPOLA STELLATA

“Una persona completamente razionale dovrebbe essere agnostica, vista l’impossibilità di stabilire scientificamente l’esistenza o la non esistenza di Dio.”

MARGHERITA HACK

Ecco che tutto il mistero, e nello stesso tempo tutta la scienza e la sapienza umana, si racchiude in quel “dovrebbe”.

Un condizionale.

Un condizionale che la scienziata sia pure in tutta la sua onestà e in tutta la sua vasta preparazione culturale, scientifica e intellettuale, con un quoziente intellettivo di gran lunga superiore al mio e ai tanti comuni mortali, politici compresi, molte cose però, a partire della grandezza, o dei microorganismi, dell’Universo e dell’Infinito le erano comunque sconosciute.

Perché ammettiamolo, molte cose, anche le più semplici ed elementari, ancora oggi, sono ignote alla “scienza”, una tra le tante: non ha ancora capito da dove arrivi, o come si sia formata l’acqua, né, ma soprattutto perché io ho perso i capelli…eppure ogni tanto, o meglio da qualche tempo a questa parte, di acqua sotto forma di piogge torrenziali ne arriva in maniera spropositata e dannosa e, in giro per il mondo, insieme ai nubifragi e alluvioni, vi sono tantissimi “pelati” esattamente come me…

Ma, da normale ma soprattutto da onesto “essere umano”, non ha potuto né confermare né smentire l’esistenza di Dio: esattamente come tutti. Me compreso.

Ma c’è un “qualcosa” che sempre e comunque sfugge o è in conflitto con la Ragione e la Scienza: la Fede. E…Dio, ingombrante in tutta la Sua elementare semplicità.

Perché in fondo in fondo, in un cantuccio del cervello la Ragione, come un puledro scalpita, scalcia e con superbia, arroganza ma soprattutto vanagloria con non può fare a meno di Dio.

Lo dimostra il fatto che l’Uomo, consapevole, e in tutta la sua mediocrità, da sempre, ne è sempre andato alla ricerca..

È andato, e va, alla ricerca di Dio.

Un Dio misterioso: Giusto e Misericordioso.

Un Dio di pace e di amore. Un Dio se vogliamo “impegnativo” ma che lascia sempre e comunque la libertà di scelta: il famoso libero arbitrio.

Un Dio fattosi uomo, martoriato e ucciso ma…mai Sconfitto.

Un Dio da sempre bistrattato, avversato, umiliato, combattuto, barattato con un vitello d’oro prima e con i Barabba poi, specialmente da chi, con la forza della superbia e tanta vanità, pretende di farsi scudo con la Ragione e con la Scienza…di quella scienza, però, che ancora oggi non sa, non ha ancora scoperto da dove arrivi l’acqua ma soprattutto, pensa te, perché a me son caduti i capelli…

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Non c’è che dire…

Non c’è che dire, talvolta il “treno della vita” è sempre imprevedibile.

E, grazie a quella bislacca locomotiva, si può tranquillamente affermare, senza ombra di dubbio o di smentita che si è trattato proprio di bella botta di culo, per chi: illustre sconosciuto senza arte né parte, ma per un dono, un regalo del Fato – dono sicuramente per l’interessato ma allo stesso tempo una sfiga, una punizione, per tanti altri, – trovarsi, chissà come ma soprattutto chissà perché, a prendere quel treno e grazie ad esso trovarsi, inaspettatamente da un momento all’altro al centro di una grande stazione ferroviaria servito e riverito invece che, ad una stazione di servizio, con indosso una normale tuta blu, un cappellino rosso con la lunga visiera e i guanti di gomma, impalato e in prova, ad una pompa di benzina a servire gli automobilisti in transito sull’autostrada A1 Milano-Napoli da sempre definita romanticamente l’autostrada del Sole o, in alternativa, sull’autostrada meglio conosciuta ai pochi se non pochissimi automobilisti come: “BreBeMi”. Sicuramente più tranquilla. Meno trafficata. Meno caotica. Quasi deserta a qualsiasi ora del giorno o della notte e per questo più rilassante.

E già. È il mistero del destino: per alcuni, o per pochi, sempre benevolo, per altri o per molti, sempre…senza sconti.

Senza considerare inoltre che un giovane qualsiasi, sia pur valente ma che abbia regolarmente conseguito, nei tempi prescritti, una laurea da 110&lode e un bacione accademico e a seguire master e tante specializzazioni, con ottima conoscenza della lingua madre e a seguire di quella inglese, francese e tedesca, trascorre le giornate ad inviare il curriculum a destra e a manca per poi sentirsi dire: “grazie, le faremo sapere”. O in alternativa prendere il primo treno, un altro treno, per sfidare la sorte.

Quindi che si fa?

Mica si può essere ingrati e sfidare il Fato, il Destino, la Sorte, o quel che è, per cui buoni buoni ci si rimbocca le maniche, ci si rimangia velocemente tutto ciò che si è detto fino al mattino, o alla sera precedente, e che solo a chiacchierare si diceva di credere. E, come se niente fosse, con la stessa faccia di sempre ammettere candidamente, come talune…che con una lavata e un’asciugata non sembra nemmeno adoperata.

Tanto qualcuno è sempre disponibile, qualcuno sempre dimentica, qualcun altro abbocca…poi si vedrà!

E già, poi si vedrà. E può anche darsi che “il treno della vita”, per uno strano gioco del destino o di quel che è, si fermi una sola volta in quella stazione ma ci si dovrebbe quantomeno chiedersi…perché?

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Il carretto passava…

“Il carretto passava e quell’uomo gridava…gelati”.

Rapita dall’armonia di un vecchio ritornello la fantasia inevitabilmente viaggia e porta lontano.

Porta lontano tra le dune di un deserto assolato dove grandi e piccini: nonni con i nipotini, mamme, zii, nonne e zie, tutti a correre, ad accalcarsi quasi frenetici sicuramente felici a circondare il carretto. Ammassati. Sorridenti con le braccia alzate come tanti bambini golosi. Come tanti bambini affamati alla ricerca della manna, dal sapore di panna, fragole o cioccolato. Come bambini assetati di latte e miele di quella lontana famosa “terra promessa”.

Ma poi, come bambini delusi, hanno improvvisamente scoperto di essere, solo e soltanto, tanti inutili piccioni.

Piccioni golosi di un qualcosa mai avuto e che molto probabilmente non avranno mai…almeno su questa Terra.

Piccioni affamati e assetati di Giustizia: un pilastro che, come Atlante, sorregge il Mondo; un sogno alla pari di un utopia.

Uno stormo di piccioni gruganti.

Piccioni ai quali era stato fatto, ancora una volta, una promessa.

Poi improvvisamente ecco che i piccioni sconcertati hanno capito. E chissà come e chissà perché il carretto si è dimostrato per quel che era: una miserabile sbrillendata

malridotta e scassata carretta vuota. Una di quelle carriole scassate utilizzate dai contadini nei campi per trasportare rifiuti organici: il cosiddetto letame.

E per scoprirlo è bastato un leggero alito di vento, una brezza marina, un alibi.

Il solito alibi per costruire l’ennesimo “vitello d’oro”.

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Che stress…

Che stress e che palle.

Non ne posso più.

Per strada, al bar, al ristorante, nei supermercati e in farmacia: inevitabilmente gli amici, si avvicinano, qualcuno sorride beffardo. Mi guardano non dico schifati ma con un espressione di commiserazione che se vogliamo è ancora peggio dello schifo.

Peggio del ribrezzo.

Mi guardano come per dire: Hai visto…ma che cazz ci hai fatto fare?

Qualcuno mi ha guardato in faccia ma forse nel reggere lo sguardo ha capito e, come per rincuorarmi come talvolta capita anche senza che lo si chieda, mi ha detto: “lo so…non è stata colpa tua. Hanno preso tutti per il culo. Hanno preso per il culo te…e noi, che come te, ci avevamo creduto e ci siamo cascati in pieno. Ma per favore non ne parliamo più. Mettiamoci una bella pietra sopra”. E già, ancora un’altra e si ricostruisce un muro.

Un’altra bella pietra: grossa come un macigno.

Forse la pietra più inaspettata: quella che si credeva fosse la più inverosimile.

Quella che poi, a conti fatti è quella che più fa “rode’ er culo”perché, nonostante l’età e nonostante “la puzza sotto il naso” che si aveva un po’ tutti… ci si è cascati.

Ed è l’orgoglio ferito che come un cerino fa bruciare le dita, il culo, il fegato e dintorni.

Mi faccio forza tra chi ride, chi sfotte, chi sghignazza, chi da una pacca sulle spalle. Ma li capisco, li comprendo perfettamente perché vedo lo stesso schifo e la stessa commiserazione quando da solo al mattino mi guardo allo specchio, chissà perché mi vien voglia di sputarmi in faccia.

E, per non stare lì, poi a pulire lo specchio ci rinuncio ed esco ma solo dopo aver giurato: “me dovessero ceca’ nun lo faccio e…nun lo farò più fare.

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Sembra ieri…

Sembra ieri quando qualcuno affermava che “cambiando i fattori il prodotto non cambia” ma non ci si può mai abituare a certi fattori che sanno di ribaltoni, di “cappotti” rovesciati; cappotti peraltro regalati agli avversari.

Un “cappotto” unto con l’olio d’oliva di una scatoletta di tonno prontamente barattato con una delle tante fritturine di pesce ma con aggiunta, per i palati più raffinati, di tranci di pescecane spacciato per pescespada.

Si fa fatica a credere che, da oggi, come se niente fosse si cancella non tanto un ideale perché il tempo dei sogni e delle illusioni è finito da mo’. È finito da quel giorno in cui perduta l’innocenza si sventolava la bandiera del pragmatismo e si cantava felici: con una lavata e un’asciugata non sembra nemmeno adoperata…avanti un altro.

Assurdo.

Una barzelletta.

Una scenetta tragicomica alla Peppino o alla Totò.

Una freddura di uno sketch dal sapore amaro glaciale al pari di una freddura di quell’umorismo inglese dove non si è mai capito se…ridere o piangere.

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Non c’è che dire…

Non c’è che dire: è stupefacente.

È strabiliante.

È incredibile, come il linguaggio politichese sia una virtù e non squisitamente un’arte retorica. Cioè quell’arte di stare lì a parlare per anni e anni, per mesi e mesi, per ore e ore, incessantemente, con maestria, senza dire assolutamente niente, ma poi, aiutata e abilmente sostenuta dall’arte oratoria per dire con forza e coraggio: tutto e il contrario di tutto.

“Congiuntivite” a parte che, come si sa, non ha nessun peso e non è assolutamente rilevante sulla platea dei plebei da sempre affamata di giustizia sociale, di libertà, di legalità, di eguaglianza, cioè come per riassumere un vecchio film: ”pane amore e fantasia”. Tanta fantasia. E come sempre la platea dei plebei che mira più alla sostanza che all’apparenza non fa caso al capello ma si lascia trascinare dall’oratore: dal condottiero senza macchia e senza paura.

L’abilità quindi consiste nel far credere, a tutti, che tutto sia utile, necessario, importante e vitale per tutti. Ma soprattutto che, tutto, si fa per il bene e la salvaguardia di un mondo migliore per tutti ma, non è mai stato spiegato a sufficienza se su questa terra; se in questa vita o nell’altra.

Diritti e stile di vita, salvaguardati, protetti e strenuamente difesi da chi, invece, fa del “Dovere e del Sacrificio” il proprio stile di vita ed è per questo che deve stare lì sacrificato, inchiodato alla poltrona, che, altro non è, che la sua pesantissima, dolorosissima croce.

La pesante croce da portare ad ogni ora del giorno e della notte.

Il fardello affidato, anche qui non si capisce bene da chi…ma soprattutto perché. Ed è, per questa croce, che ci si immola.

È per questa croce che, sia pure non costretti, non ci si stacca, né mo’ e né mai e non ci si vuole staccare…per il bene della gente.

Ma Qualcuno, poco più di duemila anni fa Disse che, dire tutto e il contrario di tutto è l’arte del raggiro con quel monito: “…Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno”…ma questa è un’altra storia.

Ma poi, di riffa o di raffa subentra l’esperienza, cioè la somma di tutte le fregature (“fregature” è un eufemismo) prese nel corso della vita, che insegna che per quest’arte, per questa virtù è necessario avere non tanto il coraggio ma una faccia intercambiabile così che, per rinfrescarsi il viso si possa usare con la stessa disinvoltura una volta il lavandino e…una volta il bidet.

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L’Esercito di Franceschiello

L’Esercito di Franceschiello, o peggio fare la fine dell’esercito di Franceschiello è un modo di dire napoletano;nancora oggi utilizzato per ridicolizzare un insuccesso.

Una sconfitta. Una “debacle” per dirlo alla francese…sai com’è, meglio portarsi avanti.

Una tragedia che improvvisamente si trasforma in farsa: un modo come un altro su cui riflettere e ridere, ma soprattutto per ridere per non poter piangere o altre reazioni corporali.

Quindi per scherzare, per sdrammatizzare o per sfogare un po’ di quella illusione che trasformandosi in delusione, inevitabilmente si scarica “sui Fanti”: una categoria da sempre non protetta. Quella categoria che, all’occorrenza si usa, e, quando non serve si getta.

Da qui il termine usa&getta ma, ancora non si è capito che a forza di gettare si è sommersi dalla plastica, trappola…per tutti.

A differenza “dei Santi” che, giustamente, hanno una valenza e una considerazione tutta particolare ma soprattutto, godono di una protezione dall’Alto che, visto il periodo contingente è sicuramente meglio non mettere alla prova. Sai com’è?

E, nel dubbio per alcuni nella certezza per altri, è sempre meglio “scherzare” sui Fanti e lasciare in santa pace i Santi.

E, a proposito dei fanti, si narra che i nobili, gli aristocratici nonché ufficiali del re nel dare l’ordine “di fianco destro” o “fianco sinistro”,

adottarono, a fronte di ogni responsabilità e contravvenendo a tutti i regolamenti, sia pure con il consenso o beneplacito del re, adottarono lo stratagemma del “fiiucchettiello” che diversamente i fanti, plebei e analfabeti, non avrebbero sicuramente compreso, per cui gli ufficiali alla testa delle truppe per andare a destra o a sinistra gridavano di volta in volta: “fiucchetiello rosso” o “fiucchettiello blu”.

Il “Fiucchettiello” altro non era che un nastro sottile, legato stretto sulle braccia dei fanti: il rosso, sul braccio destro per indicare la destra e il nero sul braccio sinistro per indicare la sinistra

Talvolta però mentre si marciava tutti in avanti, per un motivo o per l’altro bisognava cambiare repentinamente direzione, anzi, bisogna tornare indietro: il dietrofront.

E, per il “dietrofront”: un ordine particolarmente complesso perché scombussolava le idee un po’ tutti perché sul lustro e il brusco, il povero tapino, plebeo, analfabeta che pensava ed era convinto che bisognava guardare in avanti improvvisamente doveva radicalmente cambiare posizione: il davanti diventava improvvisamente il dietro.

Quanto dietro era variabile. Non lo si poteva pensare. Talvolta non lo sapeva nessuno.

Siccome in fondo alla piazza d’armi era ben posizionata una statua marmorea di San Francesco, omonimo del re, o viceversa, identificata come la via da seguire e stimolo costante per guardare avanti si concordò di utilizzare la stessa come punto di riferimento e si convenne e si stabilì che l’ordine di “dietrofront” fosse: attenzio’ battaglio’…a panza a meeee e ‘u culo a sanFrancisch-isch.

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Voi vedere che…

Checché se ne dica occorre per forza di cose attendere cinque giorni.

Cinque lunghi, interminabili, giorni.

Forse o sicuramente meglio se spesi senza critiche.

Senza sprecarsi in considerazioni, valutazioni o proposte perché una cosa è certa.

Una cosa è assolutamente certa: una quadra, o un quadretto, sicuramente lo trovano.

Una scappatoia. Una via di mezzo tra una via d’uscita e una via di fuga, magari con l’intercessione di qualche Potenza soprannaturale.

Un modo per restare lo trovano, disperatamente, per quell’innato senso del dovere, per quell’immutato senso di responsabilità, per quell’altissimo senso dell’onore ma soprattutto per quel smisurato sentimento d’amore; di un grande amore e niente più per l’Italia ma soprattutto, e come sempre dimostrato, nei secoli dei secoli…per gli italiani.

Perché altrimenti, è chiaro: la parola, per riffa o di raffa ripassa ancora una volta a questi e chissà se…brrrrrrr meglio non correre rischi.

Meglio non pensarci o meglio non tentare o sfidare la sorte.

E a questo punto, se tanto mi da tanto, vuoi vedere che nella lotta tra gli amici e conoscenti tra i nemici o avversari di ieri con un piccolo rimpastino l’unica poltrona che salta è proprio quella che per quattordici mesi è stata..la più amata o stimata dagli italiani?