Ernesto Serpe

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“Seconda stella a destra…”

“Seconda stella a destra

questo è il cammino

e poi dritto, fino al mattino

poi la strada la trovi da te

porta all’isola…”

E già! l’Isola però, in effetti è un ridente, fertile e lussureggiante arcipelago situato a sud sud-est proprio sotto la Colonna d’Ercole esattamente tra l’Isola, che a volte c’è e qualche altra volta no, e il Monte di Venere: meta da sempre immaginata e fin dalla prima tenera età e molto più ambita e agognata della “Muraglia Cinese”. Anzi, se ben ricordo, della Muraglia Cinese, non gliene fregava niente a nessuno. Comunque, l’arcipelago in questione, per la sua costituzione strutturale e morfologica talvolta tende all’ilarità e, impropriamente sia pure di rado e per pochissimi casi isolati ma più che altro per i nomignoli degli abitanti, si presta a veri e propri malintesi.

Ma, nonostante i vari nomignoli, vezzeggiativi o dispregiativi, è un arcipelago che un certo senso, e suo malgrado, ha dato i natali a tutta l’Umanità.

Talvolta però, visto i risultati non proprio esaltanti, e a pensarci bene, forse, o quasi sicuramente, sarebbe stato meglio che qualcuno, o più di qualcuno, avesse fatto un giretto sulla muraglia cinese…o da quelle parti.

Sprigionava, e tuttora sprigiona, e a tutte le ore del giorno, anche se talvolta per tutta una serie di problematiche è preferibile il pomeriggio, quel senso di allegria e di buonumore.

Di origine vulcanica, l’arcipelago, grazie a questa caratteristica è sempre attivo e fecondo. Inoltre è caratterizzato da un clima, come dire: “mediterraneo”. Talvolta rigido, talvolta secco, tante volte e per molteplici cause: enfio.

Eccezionalmente mite, ma, quasi sempre tumultuoso.

Le isole dell’arcipelago, anche se a prima vista danno l’idea di essere adagiate o ristrette in angusti spazi, orgogliosamente reggono, sorreggono e sono indubbiamente la base portante della Colonna d’Ercole.

Statisticamente, e fin dai tempi di Adamo ed Eva, sono sempre state una meta ambita, sia dagli adulti, (da qualche tempo di entrambi i sessi) che dagli adolescenti i quali, spinti e incuriositi verso nuovi orizzonti, avidamente le massacrano.

Purtroppo, e per il passare del tempo, sono diventate, loro malgrado, un ritrovo: il cosiddetto “rifugio peccatorum”. Il rifugio di una massa, una grande massa, via via sempre più crescente e variegata di gente che, pur credendo di essere esperta ed esploratrice, in effetti, presa singolarmente si dimostra per quello che è: un branco di “turisti per caso” che credono di seguire la “Seconda stella a destra questo è il cammino e poi dritto, fino al mattino poi la strada la trovi da te porta all’isola…” ma poi inevitabilmente si ritrovano tutti insieme e allegramente sulle rive delle…isole dell’arcipelago delle Gonadi.

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Parliamoci chiaro, in effetti, sono perfettamente consapevole di far parte di quella grande “parte di elettorato cerebroleso, lobotomizzato,

populista, ma soprattutto Nazionalista”. E per questo, stando a quel pensiero

illuminato non si sa da chi ma senza dubbio “di vino”, incapace di intendere e di volere. Uno scarto dell’Umanità, insomma, che non ha nozioni, né cognizioni, e tantomeno la capacità, di elaborare dati macroeconomici e in tutta umiltà e consapevole franchezza, non me ne frega assolutamente una beata mazza.

Forse perché, sono più che convinto, che parlare a certi livelli di

macroeconomia è un po’ come ricordare la “supercazzola” del Conte Mascetti in “Amici miei”.

Oggi, quasi condizionati, si pensa e si parla di “macroeconomia” con gli occhi sempre puntati in alto fra le alte sfere e non si vede, non si nota e non ci si cura minimamente della “microeconomia”. Cioè, quella microeconomia, peraltro basilare e in un certo senso vitale ma che a malapena riesce a stare in piedi.

A malapena riesce a far campare tanti “poveri cristi” e che, invece di essere aiutata, sostenuta, invogliata moralmente ma soprattutto materialmente e praticamente, è oberata di tasse e balzelli per far quadrare i conti a quelli della macroeconomia cioè a quei giganti che vogliono diventare sempre più giganti con un cuore macroeconomico e un cervello aspirante al macro-robotico. E da qui automobili, treni, aerei senza conducenti, senza pilota e…senza bigliettai.

Le casse dei grandi centri commerciali senza cassiere, biglietterie e dispensatori di bibite automatizzate e per pagare basta un click sul tasto dello smartphone.

La grande Umanità, peraltro sempre in aumento e tutta in movimento, in balia delle macchine…ma, in fondo in fondo per andare dove e per fare cosa?Secondo me, e visto i recenti risultati elettorali, anche secondo tanti altri di quella parte di elettorato non bene informato, non è così che funziona.

Bisogna ritornare ad occuparsi e dare vitalità alla microeconomia, all’agricoltura, alla pesca, alla pastorizia, ai piccoli mestieri ai piccoli e medi artigiani. Ritornare ad una vita normale, a consumare, valorizzare, promuovere ed essere orgogliosi dei prodotti nazionali e non solo di quelli imposti dalla macroeconomia.

E per rendersi conto di ciò, occorre innanzitutto la capacità nonché l’umiltà di scendere e camminare nelle piazze, nei vicoli, nei mercati rionali, nei bar e centri commerciali e, solo parlando con la Gente, ci si accorge degli squilibri, e non solo, causati della macroeconomia.

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È fisiologico.

Ancora un po’ e pian pianino si adegueranno tutti anche se, in effetti, qualcuno lo sta già facendo.

È fisiologico.

Come tigri addomesticate al minimo cenno del domatore faranno a gara ad alzare, una volta la zampa destra, una volta la zampa sinistra e con un “opla’” attraverseranno il cerchio infuocato e poi docili saliranno sullo sgabello ad attendere la carezza e il bocconcino di gratitudine.

Ancora un po’, come un iceberg alla deriva e sotto il caldo del nuovo sole lo scioglimento è inevitabile.

È fisiologico. E gli avanzi di un mai stato tuttavia “un granitico blocco”, sia da una parte che dall’altra si scioglieranno come neve al sole.

È fisiologico.

E al primo vero sentore di regolamento delle casacche un terrorizzato ronzio di mosche, mosconi e moscerini in un fuggi fuggi generale cercheranno una briciola di miele, qualche pietoso avanzo per tirare a campare.

Tutti a salire, a scavalcare, a spintonarsi, ad azzuffarsi senza onore e senza dignità per salire sul carroccio del vincitore, come si faceva una volta, tanto tempo fa…per salire sui treni.

È fisiologico.

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Girolamo Maria Francesco Matteo Savonarola

Leggevo da qualche parte che il “terribile” Girolamo Maria Francesco Matteo Savonarola è stato un religioso, politico e predicatore italiano.

Animato da un profondo spirito di fede provava disgusto e insofferenza per la dilagante corruzione morale, che all’epoca, notava specialmente fra gli ecclesiastici.

Appartenente all’ordine dei frati domenicani, ogni tanto, si dilettava a profetizzare sciagure, in modo particolare per Firenze e in subordine per l’Italia.

Siccome le sue profezie, sulla falsariga di “Giovanni Battista”, non erano gradite perché, si sa, le brutte notizie non fanno mai piacere e chi le ascoltava, piuttosto di redimersi, di convertirsi o quanto meno pensarci almeno un po’ su, fu scomunicato, pensa te, da papa Alessandro VI, definito da qualcuno che non ricordo chi: “uno scapolo, padre di sette figli di professione sommo pontefice”.

Uno dei più controversi e “chiacchierato” anche, e soprattutto, per aver riconosciuto la paternità di vari figli illegittimi, fra cui il famoso Cesare e l’ancora più famosa Lucrezia Borgia al punto che il suo cognome “Borgia” è diventato sinonimo di libertinismo e nepotismo, considerate caratteristiche del suo pontificato…non era proprio come si suol dire: “uno stinco di santo”.

Dai e ridai, a forza di profezie non gradite fu impiccato e bruciato sul rogo come “eretico, scismatico e per aver predicato cose nuove”, le sue ceneri, come spesso accade, per non creare “misticismo”, pellegrinaggi o cose del genere, furono disperse nel fiume Arno e i suoi libri le sue opere furono inserite nell’Indice dei “libri proibiti”. E fu un errore di valutazione perché, dai e dai, una sbirciatina di qua una di là, forza di sbirciare tra i libri proibiti in quanto come si sa, solo il termine “proibito” suscita quanto meno curiosità, stuzzica la fantasia e voglia di leggere poiché i libri proibiti attirano molto di più “del libro Cuore”, qualcuno ha scoperto che in fondo in fondo non erano proprio tutte e solo “eresie” e sono stati riabilitati.

Ora è servo di Dio e pare sia in lista d’attesa per essere proclamato Santo.

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Ma pensa te…

Che dire! Si è partiti come “popolo di eroi, di santi, di poeti, di artisti, di navigatori…” e poi pian pianino, ad opera di qualche saltimbanco o ciarlatano che dir si voglia, ci si è dovuto aggiungere: “di migranti”. Ma non migranti, migranti migranti in hotel a quattro stelle: quelli di lusso o d’assedio ma migranti quale sinonimo o dispregiativo di lavoratori.

Lavoratori che si facevano “un mazzo tanto” ma erano considerati pur sempre e soltanto: migranti.

I più coraggiosi tra loro hanno sfidato il mare e si sono stivati, o meglio, muniti di passaporto con timbro e visto d’ingresso ma soprattutto con biglietto alla mano, sono stati stivati tra gli angusti spazi: tra la cambusa e i motori della Niña, la Pinta e la Santa Maria, per finire poi in un recinto in quarantena e da lì, i più fortunati, in qualche miniera di carbone tanti altri a lustrare le scarpe a chi indifferente leggeva il giornale e sorseggiava il caffè. Per loro non c’era un comitato di accoglienza.

Non c’erano le dame e i cavalieri dell’esercito della salvezza o gli striscioni di benvenuto per il comitato d’accoglienza. Non c’era qualche prete, per modo di dire, d’assalto con la bandiera a strisce rosse, giallo e blu a battersi il petto per la fame: quella causata dal digiuno a tappe o a cronometro del tipo sei ore si e sei ore no. O se mangi tu non mangio io e viceversa. Né c’era un solerte elemosiniere del tipo “fai da te” ad accendere le luci.

Per questa moltitudine, alla ricerca della “terra promessa”, non c’erano “diritti umani o diritti sociali” se non il diritto di esistere che per forza di cosa si trasformava nel dovere di lavorare, o se vogliamo di sgobbare, per quel famoso, amaro, tozzo di pane.

Per fortuna il tempo passa e da migranti, come per un gioco di parole, si è diventati in un certo senso benestanti. Ci si poteva permettere addirittura la 500 con il tettuccio apribile per vedere le stelle e che, dopo un buon “rodaggio”, forse di mesi, alla fine, in curva si poteva fare la “doppietta” per scalare le marce e “infilare la seconda”.

La benzina costava 100 forse 200 lire e i sedili, per tutta una serie di motivi, erano rigorosamente ribaltabili.

E, grazie a tutto ciò che ruotava, sia pure di riffa o di raffa, attorno alla 500 c’era il meccanico, l’elettricista, il marmista, il muratore, il falegname, il salumiere, il sarto & compagnia cantante.

Poi la domenica, tutti assieme e con il vestito della festa, si andava in chiesa: chi per fare quattro le solite quattro chiacchiere con la vicina di banco; chi per sfilare e pavoneggiarsi con il vestito nuovo o con il cappotto con il “collo di visone”; chi perché lo costringeva la mamma; chi per abitudine e siccome era tutto in latino e non capiva una mazza attendeva e non non vedeva l’ora che il prete chiudesse il libro e dicesse: “ite missa est”. E, tutti in coro e in allegria, si rispondeva: “alleluia.”

Intanto però il prete, era prete, e tra i vari Don Abbondio di sempre o di qualche Don Calcestruzzino di troppo, di qualcuno ci si poteva anche fidare…oggi per il famoso gioco delle tre carte è tutto un rebus e la diffidenza o la sfiducia è tanta…forse troppa.

Sempre poi, per quei famosi saltimbanchi o ciarlatani che dir si voglia, tra corrotti e corruttori ci si è persi tra le favole di Don Abbondio e l’Innominato.

Così la benzina si aggira al cambio, quasi a quattromila lire ed è sparito il meccanico, l’elettricista, il marmista, il muratore, il falegname, il salumiere, il sarto…perché si fa prima ed è più conveniente acquistare il nuovo.

Per fortuna che i dottori si invitano, o, per un perverso gioco del destino, emigrano dall’est.

E già! Si è partiti da un “popolo di eroi, di santi, di poeti, di artisti, di navigatori…” e per opera di qualche altro ciarlatano, saltimbanco e affini si è arrivati, con la claque sempre attiva di maggiordomi, lustrascarpe e lacchè, a dimenticare, quasi a disprezzare: gli eroi, i santi, i poeti, gli artisti e i navigatori e si è propensi ad ammettere o accettare che…Leonardo sia francese.

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Che dire…

Che dire…indaffarati come sono ”in altre faccende affaccendati” che non si accorgono nemmeno che, anche, la terra trema e si tengono tutti stretti per le palle, l’uno aggrappato all’altro, o gli uni a guinzaglio degli altri e viceversa: tutti insieme disperatamente.

Aggrovigliati.

Intanto che negli orti degli ulivi Qualcuno, come al solito, suda sangue, altri imperterriti continuano a fare, sempre e comunque, quello che hanno sempre fatto: esattamente come gli pare, come se nulla fosse…come se non dovesse mai arrivare la sera. O peggio la notte: lunga, buia, fredda, gelida notte.

Come se non dovesse mai arrivare il conto, anzi, imperterriti se ne sbattono altamente le palle e danzando ipocritamente nel rito mistificatore sono certi che: io perdono te, tu perdoni me. Io assolvo te, tu assolvi me. E viceversa.

Come un nugolo di corvi e o di cavallette sempre avvinghiati e osannati da un coro stonato di maggiordomi, lustrascarpe, ruffiani, saltimbanchi, papponi e lacchè che emettono suoni, o versi, a mo’ di ululato di lupo, sia pur ferito mortalmente, o mugugnano ipocrisia e sbavano rancorosi, ma per fortuna, fanno solo scompisciare dalle risate perché sono alla pari dei famosi “ruttini”, o peggio…flatulenze del nonno.

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Così son capaci tutti…

Devo ammettere che inizialmente, leggendo “a modo mio”, cioè un rigo si e uno no, avevo capito che qualcuno, si fosse prodigato a distribuire pacchi doni o cose del genere e mosso a compassione avesse messo mano al portafoglio e “pagato” per riattaccare la corrente. Un gran bel gesto, mi sono detto, quasi commovente, ce ne fossero di elemosinieri di tal portata, anche perché, ad essere venali la bolletta è una bella bolletta. Mica spiccioli.

Ma poi qualcuno più attento e meglio informato mi ha corretto e spiegato, che non era proprio così. Anzi, che si è trattato di un vero e proprio “bliz”: alla Zorro, o alla Robin Hood, o qualcosa di simile ad una “zingarata” alla Conte Mascetti in “Amici miei atto secondo”.

Da qui, inevitabile, una sorta di delusione mista ad una sorta di incazzatura, per l’ingerenza prima di tutto e per una sorta di “messaggio” se vogliamo non del tutto educativo ma al pari di uno dei tanti riprovevoli episodi di vero e proprio bullismo, grazie al quale da domani, se non da subito, ognuno può sentirsi autorizzato a fare come gli pare: se lo ha fatto lui vuol dire che si può fare.

E non mi pare sia proprio una cosa “sacrosanta”…ma un altro di quei tanti passi falsi, un altro messaggio se vogliamo strano, ed estraneo al Vangelo ma che irrimediabilmente, un po’ per satira, un po’ per disillusione, un po’ per tante altre cose, portano alla mente i vecchi proverbi tipo: “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei” o “chi va con lo zoppo impara a zoppicare.”

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Dare a Cesare quel che…

Checché se ne dica, e per quanto mi ricordo, una sola volta Gesù ha usato “violenza”.

E lo ha fatto in casa sua. Solo dopo aver visto i tanti misfatti. Con le sue stesse mani, costruì una frusta e cacciò i “mercanti dal Tempio”.

Lo fece da arrabbiato: frustando e rovesciando, banconi e ceste con mercanzie varie ma soprattutto i banchi dei cambiavalute.

Cacciò, a malo modo, tutto il giro d’affari gravitante attorno alla Casa del Padre…

Nacque in una stalla e visse in povertà.

Non viveva in lussuosi appartamenti da mille ed oltre metri quadrati con bagni e piscine e non risulta si agghindasse.

Una sola volta si fece impomatare i piedi e Giuda l’apostolo traditore, nemmeno farlo apposta era colui che maneggiava la cassa.

Leggendo e rileggendo il Vangelo si è sempre rivolto in malo modo, solo ed esclusivamente ai suoi, con “guai a voi che di fuori siete bianchi ma dentro siete pieni di ogni putredine” e cose del genere.

Fu rigorosamente rigido sempre e soltanto verso i suoi: i cosiddetti dottori della legge, gli scribi e i farisei.

Mai, e non una parola, contro i Romani. Non si è mai schierato contro l’Impero o l’imperatore romano e non ha mai detto o fatto un gesto da “politico”, anzi ammonì di “dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”.

Non ha mai minacciato Ponzio Pilato, gli ricordò soltanto che se occupava quel posto, quel ruolo di Governatore, era solo per il volere del Padre.

Ai poveri donava quel poco che aveva.

Dava del Suo.

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Non ti dico fino a sette, ma…

“Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: “Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?”. E Gesù gli rispose: “Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette”…(Matteo 18,22)

Qui è scritto così, poi si sa, ognuno fa come gli pare…

Anch’io, se vogliamo con qualche pregiudizio, o cose del genere, non è che sia proprio propenso al perdono mi chiedo: ma sarebbe meglio un Dio vendicativo, un Dio minaccioso e sanguinario, un Dio taglia gole e fustigatore, un Dio intransigente?

Francamente preferisco disubbidire al Mio, che è un Dio di Pace, Amore, Perdono…e tutte ste belle cose qua.

Poi che devo dire: quando sarà l’ora “ci appariamo”, un compromesso o un “patteggiamento” con settantamila anni di Purgatorio, lo si trova; comunque una bazzecola di fronte all’eternità.

Ma a proposito di patteggiamento, sempre secondo me, non bisogna confondere la Legge Divina, per chi dice di essere Cattolico, Apostolico ma soprattutto Romano, con la Legge terrena anche per chi, Cattolico, Apostolico, ma soprattutto Romano non è.

Sono astrazioni parallele.

Dio lo si può anche disubbidire, oltraggiare, rinnegare o cose del genere, e poi si vedrà nell’aldilà ma la Legge e la Giustizia “terrena” va applicata, bene, subito e qua.

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Ama il prossimo tuo…

Nel leggere commenti negativi, o intolleranti e intransigenti, nei confronti di Papa Francesco, da chi poi, si professa cristiano, in un certo senso, se non fosse una tragedia sarebbe sicuramente una comica.

Una macchietta.

Tutti difensori e a spada tratta, di una morale “fai da te”; un bricolage di superbia, vanità e poco di più. Poco di altro.

C’è chi si professa ateo, chi agnostico e chi non gliene frega niente e va bene, però una riflessione è comunque giusta farla.

Noi, (noi per dire la maggior parte dei cristiani) siamo in effetti dei cristiani così, tanto per dire: c’è chi fa anche un paio di volte il segno della croce all’occorrenza. C’è chi si batte ipocritamente il petto tra un mea culpa massima culpa intanto che si continua a ravanare nelle borsette e a borbottare qualcosa con la vicina di banco e tutti poi rifanno esattamente le stesse cose di prima, quelle che più piacciono e così sia. E, se le cose non vanno bene, o se non vanno come si pretende che vadano, allora non va bene niente. Ci si lamenta e si borbotta fino a che qualcosa di grave non sfiori la nostra vita o peggio quella dei nostri cari.

Ed io, mi rendo perfettamente conto che, sono esattamente uno di questi. Ma, ho fatto una piccola riflessione e mi sono detto che non è proprio così che funziona.

Come Cristiano ha ragione Lui non c’è niente da fare o da dire.

Papa Francesco mette in pratica quello che c’è scritto: “ama il prossimo tuo…” e tutte ste cose qua. E, “il prossimo tuo” per chi si professa cristiano, che piaccia o no, sono anche i ROM, i Sint e dulcis in fundis anche i profughi e o i clandestini e tutto il resto dell’umanità; non solo quella che più si addice al nostro modo di pensare.

Chi manca, chi sbaglia nel criticare o peggio nel condannare siamo noi.

Noi, che ci riteniamo, forse più a torto che a ragione, cristiani doc.

Ma, con tutto il mondo in movimento, navigando tra menzogne e mezze verità, mai come oggi c’è bisogno di uno Stato Laico.

Uno Stato Laico e Forte che rispolveri e adatti il motto: “libera chiesa in libero Stato” in libere chiese in…

Quindi dovrebbe essere lo Stato Laico a dettare le regole del gioco e pretendere che vengano rispettate dai ROM, dai Sint dai Cristiani, dai Musulmani e da chiunque passi o attraversi il territorio dello Stato.

Pretendere, in modo certo ed assoluto, che sia dato a Cesare quel che è di Cesare. E, come per tutte le varie religioni esiste un “inferno” o qualcosa di simile per i cattivi e un “purgatorio” per chi è così così ci dovrebbe essere la consapevolezza di una pena certa, ma soprattutto immediata, per chi infrange le regole o le leggi dello Stato.

Chi sbaglia, chi non è coerente con il fare ma intanto dice, siamo noi.

I cosiddetti Cattolici, Apostolici, per di più Romani. I primi, poi, a rivolgersi critici e spietati contro il Papa.

Ma il Papa fa esattamente il Papa e se vogliamo, se vogliamo essere onesti e coerenti, lo fa anche bene…spero, di ricordarmelo anch’io la prossima volta che prenderà le difese o si schiera verso qualcuno che non abbia “i capelli biondi e gli occhi azzurri”.

Finisco il “sermone”, come dicono i miei amici, nel dire che dovremmo essere noi, cattolici, credenti, atei o agnostici a pretendere uno Stato Laico e nello stesso tempo…uno Stato forte e giusto con tutti.