Ernesto Serpe

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Il menestrello…

Il menestrello, da mene strello ovvero voce del verbo menestrellare, molto in voga tra i nobili feudali di una volta, era il cosiddetto artista casa o di corte; il solo deputato all’intrattenimento del castello e, per la gioia dei vassalli, valvassini e valvassori e di tutto il vicinato.

Gli storici sono concordi nell’affermare che il,

o i menestrelli, oltre alle mansioni di musicista, poeta, cantastorie, saltimbanco o giullare di professione era l’uomo di fiducia e svolgeva anche le attività di casa più impegnative quale maggiordomo,

lustrascarpe, palafreniere e lacchè.

Fu una figura presente principalmente nelle corti normanne come nella Francia, Germania e nell’Inghilterra medievale.

Oggi il menestrello è considerato più o meno alla stregua del 2 di ♠️ ma solo se la briscola è di altro seme.

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È l’alba, o il tramonto, di un nuovo giorno.

Ecco, finalmente ci siamo, sono davvero fortunato ho raggiunto la mia meta, il mio scopo.

Mi aggrappo disperatamente a questo legno e da qui non mi schioda più nessuno. Tantomeno il sole cocente, il freddo gelido, o la pioggia battente.

Questo posto è mio: ho raggiunto il mio traguardo.

Questa meta è la mia meta e da qui non mi muove più nessuno; nemmeno uno dei tanti probiviri.

Questo posto è mio come è giusto che sia esattamente come quando un pingo palle qualsiasi raggiunge lo scopo o uno scranno.

Il sogno di una vita che finalmente si è avverato.

E chi se ne frega della fatica, dello stress e degli spintoni.

Chi se ne frega delle umiliazioni dei controlli a tappeto e delle perquisizioni al metal detector ma ce l’ho fatta. Sono qui con il cuore che batte in gola traboccante di gioia e di felicità. Sorrido mentre il cervello continua a ripetere, una ad una, tutte le mie e altrui intenzioni di fede, di speranza e di carità.

È stato un lungo viaggio veramente emozionante. Sono riuscito a comprare, forse con i risparmi non dico di una vita ma che, a conti fatti, avrei potuto utilizzare meglio, un biglietto aereo andata e ritorno dalla città eterna per sfidare la sorte in un autobus, in un taxi ma soprattutto per scoprire l’uscita giusta della metropolitana. E, diciamolo, per soddisfare la curiosità: per verificare di persona se vi siano più topi che gabbiani.

Ho riempito la mia valigia di poche cianfrusaglie e, come i re Magi, ho riposto in un vaso tutte le sconfitte, in una anfora tutte le lacrime di una vita ma ho piegato meticolosamente tutte le mie speranze.

Ormai, o meglio per grazia ricevuta, sono qui da questa mattina all’alba e la gioia mi fa dimenticare persino la fame e la sete.

Non riesco a ricordare l’ultima volta che ho pranzato ma non ho assolutamente appetito anche se un nodo mi aggroviglia lo stomaco: è la fame e la sete di quella sconosciuta Giustizia. È la fame e la sete della disperazione. È la fame e la sete di…

Le mani stringono fortemente questo legno come fosse una croce.

Non mi accorgo della ressa e non sento la calca.

Sono felice. E, non mi accorgo nemmeno che di tanto in tanto qualcuno, esattamente come me, spinge più forte ma non mi schioda dalla mia croce. Sono fermo con le unghie pressate nel legno e aspetto.

Aspetto.

Finalmente lo vedo, è qui, a due passi da me.

Emozionato e tremante sono qui come un inutile granello di sabbia, o di polvere: poco meno di un atomo nell’universo infinito.

Non mi vede.

E figuriamoci se si può accorgere di me.

Ma imperterrito, e sicuramente sfrontato, sfacciato e maleducato, allungo il braccio.

È distante quando basta per un ultimo sforzo.

Mi allungo disperatamente a costo di cadere, lo afferro, lo strattono, quasi lo faccio cadere. Lui, giustamente, s’incazza e…di brutto.

Si è vero! Forse o sicuramente sono stato troppo irruente.

Ho sbagliato.

Chiedo umilmente perdono.

Non lo farò mai più.

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Bilanci…

Ecco: dopo i fumi dei botti, delle botti e il ritornello: “grazie altrettanto a te e famiglia ogni augurio di bene e felicità” si ricomincia daccapo.

E si ricomincia con i bilanci.

Di prima acchito ci si scontra con quello dei feriti più o meno simile agli anni passati. Inevitabilmente poi è portati a considerare il bilancio consuntivo per quello appena passato: con ancora viva e cocente la delusione e l’amarezza per l’analisi sul Crocefisso e a seguire poco d’altro. Poco di più. Un bilancio consuntivo simile a quello degli agli altri passati inutilmente ma che è tutto uno strascico di delusione, di amarezza e di sconforto dal sapore acre della sconfitta più o meno simile a quella dei tanti feriti…da nord a sud.

Ma poi, come di consueto, in un impeto di rinnovata speranza ci si ritrova con le solite previsioni, le solite considerazioni e le solite proposte di un bilancio preventivo, come sempre, tutto all’insegna della sorpresa…o dell’incertezza.

E, nell’incertezza di sempre una sola certezza: che il 2020 sia effettivamente un Buon Anno…per te e famiglia!

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E pur si muove!

“E pur si muove!”

Più o meno, come per l’isocronismo del pendolo, è tutto un movimento: il ticchettio di un vecchio orologio a pendolo; lo scarrocciare di una barca senza timoniere; il vagare di un esploratore senza meta; il vagabondaggio di menestrelli e ciarlatani senza fissa dimora. O peggio il barcollare per…un fiasco in più.

Ma il rinnegare la coerenza, la fede, le proprie convinzioni e il proprio credo per un piatto di fagioli o per un cavallo ha radici antiche.

Il barattare le proprie idee con quelle degli altri, sia pure per un respiro in più, spinge a zigzagare un po’ di qua e un po’ di là tra la verità e l’opportunismo alla ricerca di un posto al sole o di una sedia a dondolo ma, se si mette male, va bene anche uno sgabellino…uno strapuntino.

E pur si muove!

È il movimento ondulatorio: quel dondolare che sa di instabilità, di incertezza, di delusione che inevitabilmente induce a tuffarsi nel qualunquismo,nella certezza della disfatta per mancanza di coerenza, di compattezza…o di Fede.

E pur si muove!

Ma solo dopo aver…ritrattato.

Dopo aver rinnegato o tradito la Verità per trenta denari e la coerenza per un respiro in più o per il famoso posto al sole.

E pur si muove!

La coerenza un enigma, un tabù, un totem ma, dai piedi di argilla o pozzolana, fragile per chiunque: sia per un genio che per una tribù di sbandati o un branco di sbrillendati senza fissa dimora.

“E pur si muove!”

È la paura di un movimento sussultorio o ondulatorio che da franoso è destinato prima o poi a franare sotto il peso dell’incapacità e dell’opportunismo.

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La metamorfosi…

La metamorfosi consiste nella trasformazione di un essere in un altro di natura completamente diversa.

In zoologia, per esempio, succede di sovente sia negli insetti che negli anfibi.

È famosa la metamorfosi della larva che si trasforma in farfalla.

Si pensa alla magia della trasformazione di un ovetto che pian piano si trasforma in bruco.

Bruco si, ma una volta nato, si manifesta per quello che è: un vorace, insaziabile mangiatore.

Mangia di continuo e non si stacca dalle foglie.

Un piccolo insignificante bruco ma dal formidabile appetito. Forse Madre Natura, per difendere le foglie dal bruco famelico, pian pianino lo trasforma in una farfalla multicolore e lo lascia sfarfallare.

Multicolore perché le ali sono di molteplici colori; si passa dal rosso al giallo, dal blu al verde, dal nero al fucsia ogni tanto una chiazza di colore qua e là.

Leggera e svolazzante nel senso che vola di qua e di là senza una precisa direzione.

Come se non avesse una meta, un’idea precisa di dove andare e molto probabilmente non ce l’ha per cui sfarfalla e mentre va su torna giù. Tira verso destra ma poi svolazza a sinistra e viceversa. Ondeggia e va di qua e di là.

A zigzag

Ogni tanto, forse perché si stanca, si posa su di un fiore, su di una foglia, su una roccia sia pur con un’antica incisione rupestre a forma di rosa o addirittura su di una scatoletta di tonno che comunque, e per tutta una serie di motivi, non riuscirà mai ad aprire…

Ondeggiando ondeggiando e svolazzando senza una meta si avvicina ad una scatoletta di sardine, ma si sa che le sardine nuotano e fanno comunella con i tonni e i palamiti.

Poi ci sono gli anfibi…per quanto riguarda il Rospo basta un bacino di una principessa qualsiasi per trasformarsi in un Principe Azzurro, Rosa, Fucsia o Arcobaleno mentre per il cugino Rospo Rospo per trasformarsi in Principe non è assolutamente sufficiente un bacio.

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A proposito di colpa e dolo.

A proposito di colpa e dolo.

Già molto tempo fa, forse tanto,

sicuramente troppo, qualcuno mi spiegò la differenza tra colpa e dolo.

Per colpa s’intende una condotta, un comportamento penalmente o civilmente illecito ma, non finalizzato a nuocere perché privo di un requisito primario, univoco, fondamentale: la volontà di cagionare del male a chiunque.

Colpa, causata si da negligenza, imprudenza, imperizia o dalla inosservanza delle leggi e regolamenti ma, priva della volontà di far del male.

Cosa che, nel dolo, la volontà di far del male è la causa di primaria importanza. Fondamentale.

Si provoca del male per il gusto o la cattiveria di causare dolore e tante volte la morte.

Quindi, se una volta per circostanze di tempo e di luogo ci si è trovati circoscritti in uno spazio angusto e vuoi per claustrofobia, vuoi per imperizia cioè per impreparazione, incapacità ma soprattutto per incompetenza o peggio per negligenza grave disattenzione, quell’atteggiamento passivo nei confronti di taluni obblighi e responsabilità ma, soprattutto doveri verso terzi, generalmente i più soli e indifesi. E, senza sentire ragioni o consigli di amici si mette la ics al posto sbagliato è sicuramente colpa.

Colpa.

Colpa, sia pur grave ma sempre colpa. Colpa perché uno sprovveduto non immaginava nemmeno lontanamente che, con quel gesto colposo avrebbe potuto combinare un casino del genere. Un gran casino.

Un casino imperdonabile il cui rimorso rimarrà indelebile, marchiato a fuoco o peggio come una macchia d’olio tunisino sulla cravatta Made in Cina.

Ma se poi, successivamente, e c’è chi spera prima del tempo, ma è una cosa assai improbabile, quasi impossibile per tutta una lunga serie di buoni, sostanziosi e unilaterali motivi ci si dovesse ritrovare ancora ristretti in quell’angusto spazio e si rimette la ics, o peggio la croce, sullo stesso simbolo allora qui, in questo caso c’è il dolo. Non si scappa. Cioè si manifesta la volontà e la cattiveria di far del male a se stessi ma soprattutto agli altri: ai più piccoli, ai più deboli e indifesi. In questo caso si manifesta tutta la volontà, ma soprattutto la cattiveria, di far del male a chi crede e si fida di te.

Ed è imperdonabile.

È un gesto doloso punibile, senz’appello, senza la benché minima indulgenza, senza attenuanti ma con l’aggravante della gogna e fine pena…mai.

Foto dal Web.

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Intanto che…

Intanto che sul ciglio della strada si muore tranquillamente di freddo e di fame, nella più totale indifferenza dei perbenisti e benpensanti: i portatori sani del virus della morale e di tutte ste belle cose qua, non si può che dire che con questi, ormai o per fortuna, non c’è più storia.

Si è arrivati al saldo di fine stagione. O come per dirla in italiano al “rush” finale.

È finita la scampagnata; la prossima fermata è al capolinea.

Finalmente si scende e meno male.

Meno male, anzi, c’è chi non aspetta altro da quando si è capito perfettamente che, come in un teatrino di periferia, hanno finalmente o per fortuna tolto la maschera di Zorro: l’eroe che combatté per difendere i deboli e gli emarginati dai tiranni di sempre e come sempre senza scrupoli che, come iene o tenie solitarie, opprimono, schiacciano sempre i più deboli, i più indifesi ed emarginati.

Hanno tolto la maschera di Zorro per indossare non tanto quella di

un Arlecchino o Pulcinella qualunque bensì una maschera di alto prestigio: quella del giullare di corte.

Il clown con il cappellino rosso e gli immancabili campanellini. E come giullari e ciarlatani da trenta denari a biascicare o a recitare ma soprattutto a cantarsela e a suonarsela da soli o con il coro dei quattro amici o poco meno; gli ultimi, irriducibili, rimasti al bar Sport.

Imbonitori di paccottiglie, senza scrupoli, ma soprattutto senza dignità. Dritti e compiaciuti a far da palo, agli angoli delle strade o sotto i portici per il solito magheggio: per il famoso gioco delle tre carte…o dei campanelli.

Si. Si sono dimostrati per quello che sono: meno di niente.

Il famoso buco con il nulla intorno.

Intanto che questa vince e questa perde un altro giustiziere de noantri tirando due somme per far quadrare i conti esorta una masnada di biscazzieri, pirati, filibustieri, speculatori senza scrupoli e avventurieri di ogni tacca, ad una finta, ipocrita pietà sai com’è forse è meglio non scherzare troppo sul…Giudizio Universale.

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Una delle tante…

Una delle tante stragi, dei soliti innocenti, chissà perché tenuta nascosta o soffocata, come ogni anno puntualmente precede, e ricorda, l’avvicinarsi di un grande Evento.

E qui, ristretti e abbindolati ma soprattutto sconfitti, da un relativismo oramai imperante e da un scetticismo crescente che, con tanta ipocrisia, ma soprattutto malafede tende a mascherare, a camuffare una vera e propria apostasia.

Inspiegabilmente e intanto che, ancora una volta o come fosse un triste presagio, il nulla avanza, o è sempre presente, impotenti ed esterrefatti ci si ritrova: da una parte, ostaggi o prigionieri di una manica o di un manipolo o quel che l’è di cantastorie, di menestrelli, e di quattro inutili ciarlatani, attorniati dai soliti maggiordomi, lustrascarpe e lacchè e, da un sodalizio, una confraternita di pirati, corsari e qualche bucaniere dall’altra.

E, sempre più soli, senza una guida, sconcertati bisogna ammettere che, nonostante le luci e lucine colorate si è perduto, o almeno si è lontani, molto lontani dallo Spirito di quell’antico Mistero.

Da quegli antichi, indimenticabili profumi di pace e di serenità.

Sconcertati ci si guarda intorno e ci si rende conto che, se non si è proprio soli, si è, quanto meno male accompagnati. Purtroppo, tra mistificazioni e misteri, tra opportunismi e falsi idoli, ci si è smarriti. Si vaga tra voci e cori contrastanti in un ricettacolo di faccendieri sempre in altre e turpi faccende affaccendati. Un sodalizio di ipocriti abbarbicati come fosse un covo di pirati, corsari, bucanieri o quel che l’è nella penombra di antiche catacombe tra atroci oscuri misteri e una quintalata d’ossa sconosciute. Ignote.

A ricordo di quella millenaria strage…

E non basta una stalla di cartone a placare la collera per i continui tradimenti, abusi e soprusi se non si ha il coraggio o la forza di alzare gli occhi al cielo e cercare, e sperare di trovare e seguire la scia della stella cometa…

Riscoprire l’Essenza di Quella Nascita.

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Offerta speciale…

Tra chi vende illusioni e chi solo fumo; tanto fumo negli occhi. Tra chi si inebria al profumo di aria fritta ma rigorosamente all’essenza di una frittura di pesce di paranza e chi è costretto per così dire al profumo degli avanzi di un cassonetto.

Tra chi vende favole e svende l’orgoglio e un’antica dignità e chi, frenetico, rincorre un “black friday”.

Il famoso venerdì nero per accaparrarsi un’offerta davvero speciale: tre pacchi di cazzate al prezzo di uno…venditori di minchiate

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Sembrava…

Sembrava cosa fatta. Tutto fatto.

Un gioco da ragazzi.

Più semplice che andare dal barbiere per una barba, capelli e shampoo…

Quisquilie.

Ma ecco che, dopo aver enfatizzato e spacciato chiacchiere da lavandaie per vittorie inesistenti e arrogarsi la vanità di aver raggiunto mete o traguardi inaccessibili ai tanti ma, non erano che allucinazioni o peggio pastura per i pesciolini. E sono infine miseramente franati sotto le macerie delle loro stesse balle.

Sepolti sotto il cumulo delle loro stesse menzogne ogni tanto raccontate “urbi et orbi” per prendere per i fondelli chi, come me, ci aveva creduto e aveva dato loro fiducia.

E dai e dai, con una minchiata dietro l’altra, hanno temporeggiato qualche mese ma poi, per forza di cose, sono irreversibilmente crollati sotto il peso delle contraddizioni.

Collassati sotto il peso delle loro stesse incongruenze e si sono frantumati.

Dopo aver svenduto la credibilità per qualche metro quadro di vanità e si sono auto abbindolati, auto eliminati, auto declassati. E intanto che perdevano tempo per pensare a come cucinare il tonno si son fatti ridicolizzare e accerchiare…pensa te persino da un banco di sardine.

Smascherati hanno perso la faccia e la dignità: svenduta e messa all’asta per chi offre di più.

Barattata un’idea per una deplorevole convenienza e con uno squallido opportunismo da trenta denari…è franata miseramente un’illusione.